lunedì 15 Giugno 2026

Ecco tutte le gaffe della campagna per il Sì al referendum

Slogan gridati, frasi sopra le righe e paura agitata come una clava: il dibattito a favore della riforma si è trasformato in una rissa da talk show

Da Redazione
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Altro che confronto serio sulla giustizia. La campagna per il referendum si chiude con un catalogo di gaffe che farebbe sorridere, se in gioco non ci fosse una che cambia gli equilibri costituzionali. Più che un dibattito, uno confuso, pieno di e slogan da stadio. E il fronte del , che prometteva ordine e chiarezza, ha finito per regalare scene degne di una parodia .

La premier Giorgia Meloni ha scelto la strada della paura: se vince il , ha detto, avremo stupratori liberi e figli strappati alle madri. Un salto logico notevole, che sembra scritto per scuotere pancia e nervi. Poi è arrivato il Carlo Nordio con la frase sul sistema delle correnti del Csm definito “para-mafioso”. Parole pesanti, che hanno acceso un incendio politico e costretto il ministro a correre ai ripari.

Non è finita. La capo di gabinetto del Giusi ha invitato a votare Sì per “togliere di mezzo la magistratura che è un plotone di esecuzione”. Una frase che pesa come un macigno e che non ha scuse vere. Solo silenzi e imbarazzo. Nel frattempo, il clima si è fatto tossico. Da una parte si parla di massoni e mafiosi pronti a votare Sì. Dall’altra si accusa chi vota No di difendere privilegi. In mezzo, cittadini confusi e stanchi.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una campagna urlata, povera di contenuti e ricca di scivoloni. Chi sostiene il Sì dice di voler cambiare la giustizia. Ma con questi toni, più che riformare il sistema, sembra voler regolare conti politici. E quando la politica perde la misura, la fiducia dei cittadini scivola via.

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