Un passo indietro che non arriva. È questo il nodo politico che sta imbarazzando il governo e Giorgia Meloni. Daniela Santanchè aveva promesso di dimettersi se la presidente del Consiglio glielo avesse chiesto. Oggi quella richiesta c’è stata, ma la ministra del Turismo, rinviata a giudizio per il caso Visibilia, è ancora al suo posto. Le parole non lasciano spazio a dubbi. Il 28 gennaio 2025, in una nota alla stampa, Santanchè aveva scritto: “Se il presidente del Consiglio mi chiedesse di dimettermi io non avrei dubbi”. Una frase semplice, diretta, che suonava come un impegno politico.
L’obiettivo della premier è chiaro: presentare un governo più solido e senza ombre giudiziarie, una risposta ai cittadini che chiedono rigore e responsabilità dopo la disfatta referendaria. Per questo, secondo diversi retroscena, da Palazzo Chigi sarebbe arrivata la richiesta di farsi da parte. Oggi, però, quell’impegno sembra dimenticato. La ministra resiste, difende la propria posizione e apre uno scontro con la premier. Non è solo una questione giudiziaria. È un problema di coerenza. In politica le parole contano. E quando una promessa resta sulla carta, la polemica diventa inevitabile.
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