Martedì prossimo, 31 marzo, in I commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati parte l’iter della nuova discussa legge elettorale. In base al testo attuale, la proposta del governo prevede l’introduzione di un sistema elettorale totalmente proporzionale in luogo dell’attuale sistema misto, la possibilità di doppio turno e, soprattutto, un mega-premio di governabilità, pari a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato.
Ne abbiamo parlato con l’Onorevole Vittoria Baldino (M5s), membro della I commissione Affari costituzionali, che ringraziamo per la disponibilità.
Un pericolo per la democrazia
«Questa è una legge che hanno scritto per blindarsi» ci risponde quando le chiediamo quale sia la principale criticità della proposta. «La forzatura che hanno fatto con la riforma costituzionale dovrebbe insegnare loro qualcosa. E anche l’esperienza dovrebbe insegnare loro qualcosa, cioè che chi cambia la legge elettorale per blindarsi poi storicamente perde le elezioni». Andando nel merito, «questa legge non va bene perché dà un premio di maggioranza enorme, che consentirebbe ai partiti di governo di eleggere anche gli organi di garanzia, e questo sarebbe un pericolo per la democrazia».
Imparare la lezione
«Se il governo vuole scrivere una nuova legge elettorale, si sieda al tavolo con le opposizioni e se ne parli insieme. Perché con il referendum il paese ha detto che le riforme vanno fatte insieme, non facendo forzature istituzionali come hanno fatto con la riforma della Giustizia». Ma, insiste l’On. Baldino, il governo non ha imparato la lezione: «Sarebbe stato auspicabile che si fossero fermati e che avessero abbandonato tutti i progetti sciagurati di riforma, che sono già stati sonoramente bocciati dalla corte costituzionale e dal popolo italiano. Questo dovrebbe suggerire loro che non hanno imboccato la strada giusta, ma sono ostinati e vanno avanti. Vedremo come andrà a finire».
Sul Rosatellum
Anche il Rosatellum (la legge elettorale vigente, ndr) nel 2017 non fu certo accolto bene. Conferma l’On. Baldino: «Noi non l’abbiamo votato, e nella scorsa legislatura abbiamo provato a più riprese a cambiarlo. Avevamo anche depositato un testo, a prima firma del presidente della I commissione dell’epoca, Giuseppe Brescia, nostro deputato. Quindi che questa legge elettorale sia da cambiare lo sappiamo, però bisogna capire perché lo si fa: se per dare maggiore e migliore rappresentatività ai cittadini è un conto; se si cambia per blindarsi è un altro paio di maniche». E conclude: «Il M5s a questo tipo di operazione non vuole partecipare, non ha mai partecipato e non parteciperà nemmeno questa volta».
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