Alla fine, in un modo o nell’altro, sono iniziati i negoziati tra Teheran e Washington. La Repubblica Islamica, di fatto, ha rispedito al mittente il piano in 15 punti proposto da Donald Trump, in quanto lo considera un bluff del Presidente degli Stati Uniti. Risponde invece con cinque condizioni per la tregua.
Prima di tutto, impone lo stop “degli attacchi e degli assassinii” da parte degli Usa e di Israele. In secondo luogo, chiede la garanzia che non si inneschino anche in futuro ostilità che sfocino nuovamente in un conflitto militare.
La leadership iraniana pretende, di conseguenza, anche la fine dei conflitti che coinvolgono gli alleati nello Stretto di Hormuz e in Libano. Si aggiunge poi il pagamento dei danni di guerra da parte dei responsabili e il riconoscimento del diritto dell’Iran ad esercitare la propria autorità sullo Stretto di Hormuz.
Fermo, infine, il rifiuto del dialogo con Steve Witkoff e Jared Kushner – accusati di tradimento –. Teheran indica J.D. Vance come potenziale interlocutore. E di rimando Washington lavora per organizzare colloqui nel fine settimana in Pakistan, Paese mediatore assieme alla Turchia.
Ma per quanto sembra avviata la strada del compromesso, gli Stati Uniti hanno inviato altri 2mila paracadutisti in Medio Oriente. Il segnale, questo, che il conflitto potrebbe durare ancora a lungo.
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