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sabato 18 Aprile, 2026
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La tregua di Trump è una facciata: Netanyahu intensifica gli attacchi e mette in crisi la linea Usa

Il primo ministro israeliano ha spiegato che il conflitto non si è fermato e ha aggiunto che l'Idf porterà a termine tutti gli obiettivi preventivati

Da Laura Laurenzi
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Mentre Donald Trump si gode la tregua di 5 giorni con l’Iran, nata a seguito di colloqui “positivi” tra le due parti, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, mette in chiaro che il conflitto è ancora in pieno svolgimento. “La questione dello smantellamento di Hezbollah resta una priorità. È collegata alla campagna più ampia contro l’Iran, che è ancora in corso, nonostante ciò che riportano i media”, ha infatti dichiarato durante il forum dei direttori dei ministeri governativi e con i capi delle autorità locali.

Israele, dunque, sembra più convinto che mai nel voler portare a termine il piano di indebolimento del regime degli Ayatollah. Secondo quanto riferito da fonti israeliane al New York Times, Tel Aviv starebbe accelerando gli attacchi contro l’industria militare iraniana. Il timore è che un accordo di pace tra Usa e Teheran possa portare ad una sospensione delle ostilità prima che le Idf abbiano raggiunto gli obiettivi strategici decisi all’inizio della guerra: neutralizzare la minaccia dei missili balistici iraniani, impedire lo sviluppo di armi nucleari e creare le condizioni per la caduta del regime.

Trump e Netanyahu vogliono risultati diversi in Iran

Una decisione presa dopo che lo Stato ebraico è entrato in possesso della bozza del piano statunitense in 15 punti per la fine del conflitto. Lo stesso già nelle mani delle autorità iraniane. Di fronte a questa situazione, Netanyahu avrebbe ordinato al suo esercito di intensificare le sue operazioni nelle prossime 48 ore, in particolare contro i programmi missilistici e nucleari di Teheran.

L’ennesima dimostrazione che tra Usa e Israele i rapporti non sono del tutto idilliaci. I due Paesi vedono il conflitto in Iran con occhi ben diversi. Trump è ben consapevole che una guerra di logoramento, dai tempi piuttosto lunghi, provocherebbe gravi danni all’economia statunitense. Il rincaro dei prezzi del greggio e del gas naturale avrebbe convinto il Tycoon a interrompere i bombardamenti contro le infrastrutture energetiche iraniane. Netanyahu, invece, agisce con l’obiettivo di eliminare uno dei nemici principali di Israele, ovvero un regime che da decenni minaccia la distruzione dello Stato ebraico. Costi quel che costi.

Leggi anche: Teheran ribatte a Trump e pone cinque condizioni per la tregua

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