Trump sospende la ripresa della guerra in Iran per le pressioni dei Paesi arabi
Il Presidente degli Stati Uniti non ha avuto problemi ad ammettere di aver pianificato la ripresa dei bombardamenti in Iran, visto lo stallo dei negoziati per la pace, e di averla sospesa a seguito delle pressioni arrivate dai governi del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti. Nella tarda serata di ieri, il tycoon aveva annunciato di non voler fare concessioni a Teheran e che il Paese sarebbe stato ben consapevole di quello che stava per accadergli. Parole che avrebbero messo in agitazione le Nazioni del Golfo. Trump ha aggiunto che i leader alleati gli avrebbero garantito che presto Teheran accetterà un accordo in cui rinuncia a tutte le sue armi atomiche (Corriere della Sera).
Intanto, l’Iran cerca interlocutori di livello a Pechino dopo la morte del segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, Ali Larijani, che era la figura più conosciuta dalla leadership cinese. Subito dopo la partenza di Trump dalla Cina, Teheran ha annunciato la nomina di Mohammed Bagher Ghalibaf come Rappresentante speciale della Repubblica islamica per gli affari con la Cina. Per gli esperti è il segnale di un forte riavvicinamento tra i due Paesi. Negli ultimi giorni, infatti, l’Iran ha consentito il passaggio di diverse navi cinesi a Hormuz. L’Iran vorrebbe che Pechino intervenisse come mediatore nei colloqui, nonostante la presenza del Pakistan, e che aiutasse economicamente Teheran in questo momento di crisi (Foglio).
Meloni ritratta le sue stesse decisioni sul riarmo e cerca risposte alla crisi energetica
La lettera inviata da Giorgia Meloni alla Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, è rimasta senza risposta. La Presidente del Consiglio ha chiesto maggiore flessibilità sul Patto di stabilità per poter intervenire sul dossier energia e porre un freno alla crisi dilagante nel nostro Paese. In vista di un possibile no, Meloni riflette su un passo indietro nel programma Safe per l’acquisto di armi e strumenti di difesa. Un accordo che ha firmato lei stessa, dal valore di 14,9 miliardi, e che è già entrato nella sua fase esecutiva. Secondo fonti vicine al dossier, però, sarebbe ancora possibile sfilarsi. Il tutto nella consapevolezza delle pressioni di Donald Trump sul riarmo. Il timore è che gli Usa blocchino le esportazioni di petrolio e Gnl, lasciando l’Europa senza scorte e protezioni (La Repubblica).
La Presidente del Consiglio valuta la creazione di un gruppo ristretto di Paesi Ue che si uniscano per esercitare pressioni su von der Leyen per bloccare il progetto Safe. In contemporanea, sul piano interno, tende la mano all’opposizione ricevendo Carlo Calenda a Palazzo Chigi. Un tentativo di calmare l’ira del centrosinistra che ha permesso comunque al leader di Azione di presentare a Meloni le sue richieste. Tra queste figurano la garanzia di gare per la distribuzione dell’energia elettrica, la regolazione dei profitti di Enel e Terna e il rinnovo delle concessioni idroelettriche e geotermiche (Il Sole 24 Ore).
La Flotilla di nuovo sequestrata da Israele in acque internazionali
Nelle acque vicino a Cipro circa 30 navi della Global Sumud Flotilla sono state braccate e abbordate dalle Idf. Circa 260 attivisti sono stati sequestrati da Israele. Tra questi sono presenti 14 cittadini italiani. Al momento non sono chiare le loro condizioni, ma si ipotizza che possano essere portati ad Ashdod e poi nel carcere di Kziot, nel Neghev, come accadde nel caso dello scorso abbordaggio. Le autorità diplomatiche di Cipro, Turchia e Israele sono state allertate dalla Farnesina per offrire assistenza ai connazionali. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha invocato il rilascio immediato e ha chiesto la garanzia della sicurezza e e dell’incolumità dei fermati (La Stampa).
Giorgia Meloni per il momento non ha commentato l’accaduto, né ha criticato gli attivisti per la spedizione umanitaria intrapresa. Le notizie sugli attivisti giungono solo dal team legale della Flotilla e non dal governo. A differenza della spedizione di settembre, inoltre, la Marina militare non ha inviato una fregata a protezione degli attivisti. Le famiglie dei fermati denunciano l’assenza delle istituzioni, chiarendo di avere informazione sui loro cari solo dal team della Flotilla e dagli organi di stampa. “Stiamo monitorando, richiamate”, è questa la risposta che avrebbero avuto dalla Farnesina (Il Fatto Quotidiano).
Le parole di El Koudri dopo l’investimento di Modena
“Sono uscito perché quel giorno pensavo di morire. Non di uccidere e neanche di uccidermi, di morire”. Sono queste le parole che Salim El Koudri ha rivolto al suo avvocato per chiarire cosa avesse provato sabato pomeriggio, quando alla guida di un’auto si è schiantato a circa cento chilometri orari sulla folla. Il 31enne avrebbe chiarito di non aver agito con premeditazione, anche se gli inquirenti sono convinti del contrario. Il giovane dalla sua cella ha chiesto sigarette, una Bibbia e di poter parlare con un sacerdote. Il suo avvocato ha già chiarito di voler richiedere una perizia psichiatrica, in quanto il suo assistito non appare lucido. La Procura di Modena gli contesta i reati di strage, lesioni aggravate e porto di oggetti atti ad offendere (Il Messaggero).
Ad aggravare il quadro è stata la scoperta di quattro e-mail inviate dall’indagato all’Università di Modena nel 2021. “Dovete farmi lavorare come impiegato e non come magazziniere”, “Bastardi cristiani di merda”, sono queste le frasi presenti in queste comunicazioni, a cui poco dopo era seguita una richiesta di scuse. Gli inquirenti continuano ad indagare per cercare di ricostruire un quadro sul 31enne, che però sembra un fantasma. Al momento non è emersa nessuna informazioni che possa far pensare a un gesto di matrice terroristica o a un tentativo di emulazione di stragi avvenute in altri Paesi (Il Tempo).
Leggi anche: Carotenuto (M5S) a La Sintesi: “Temiamo per la nostra incolumità e per gli attivisti della Flotilla sequestrati”
Seguite La Sintesi sui nostri social!
