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sabato 18 Aprile, 2026
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Matteo Salvini su social

Perché la proposta della Lega di togliere i social ai ragazzi è un errore

Diversi studi hanno dimostrato che i giovani riescono ad eludere i controlli dell'età sulle piattaforme social, rendendo le limitazioni di fatto inutili; l'unica soluzione è un controllo adeguato da parte dei genitori e dei tutori

Da Laura Laurenzi
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La proposta della Lega per lo stop all’utilizzo dei social network da parte dei minori di 14 anni ha riacceso un dibattito che in Italia era sopito da anni. Qual è l’età giusta per iniziare ad utilizzare i social network? Una domanda complessa a cui al momento non c’è una risposta unitaria, anche se, secondo il partito di Matteo Salvini, attendere almeno l’ingresso nell’adolescenza dovrebbe essere una prerogativa fondamentale. Eppure, lo stop forzato e ingiustificato secondo molti esperti non rappresenta il migliore degli approcci.

Come spiegato dal The Official Journal of the Academic Padiatric Association, il 69,5% dei minori tra gli 11 e i 15 anni è iscritto ad almeno un social network. Di questi, il 6,3% ha sostenuto di avere account segreti di cui genitori o tutori non sono a conoscenza. Uno studio pubblicato su Sage Journals, dal titolo “L’uso dei social network da parte dei minorenni: è tutta una questione di amicizie“, ha dimostrato che il 42% dei bambini tra i 9 e i 12 anni ha un profilo su Facebook, spesso senza che i genitori lo sappiano, anche se l’età minima è di 13 anni.

In sostanza, senza un reale controllo delle piattaforme, attraverso sistemi che possano realmente verificare l’età degli utenti, sembra complesso impedire a un adolescente dall’aprirsi un profilo social. Un esempio chiaro è il fallimento delle restrizioni di accesso ai siti porno per i minorenni. La normativa Agcom entrata in vigore a novembre è valida solo per le piattaforme che hanno sede in Italia, a dimostrazione della complessità della regolamentazione dei settori online. Al contempo, appare chiaro il ruolo cruciale del controllo degli adulti su questi minori, spesso esposti ai pericoli del web senza alcuna supervisione.

I social e il ruolo degli adulti

Una responsabilità che la proposta della Lega non prende in considerazione, preferendo vietare ai più giovani la possibilità di iscriversi a piattaforme che rappresentano sempre più una quotidianità. Il tutto per evitare che casi come quello del 13enne che ha accoltellato la sua professoressa di francese possano ripetersi. Un caso di cronaca particolare in cui potrebbero concorrere più fattori, sminuito e derubricato a semplice degenerazione da “eccessivo uso dei social”. Inoltre, viene ignorato anche il ruolo della scuola nell’educazione digitale dei più giovani.

Una ricerca pubblicata sul Journal of Technology in Behavioral Science ha dimostrato che un corretto utilizzo di queste piattaforme, guidato da adulti e tenuto adeguatamente sotto controllo, produce benefici sui più giovani. Le difficoltà nascono nel momento in cui i minori sono lasciati sprovvisti delle capacità per gestire questi momenti. Per questo la Società Italiana di Pediatria ha redatto delle linee guida per aiutare le famiglie a controllare in autonomia i loro figli e il loro rapporto con i social network.

L’ennesima dimostrazione che nessuna tecnologia nasce per nuocere, ma che ad alterarne il funzionamento è l’intervento dell’uomo. Un passaggio che alla Lega sembra sfuggire. “Una misura di buonsenso”, ha dichiarato Matteo Salvini, senza però tener conto dei pareri degli esperti.

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