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sabato 18 Aprile, 2026
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Dal 31 in vigore il dl Sicurezza: “Ennesimo spot propagandistico del governo Meloni”

Il sindacato di polizia all’attacco: più compiti senza uomini e mezzi, mentre restano scoperti prevenzione e lotta alla criminalità

Da Alessio Matta
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Dal 31 marzo entrerà in vigore il nuovo decreto Sicurezza, ma tra i poliziotti cresce il malumore. La segreteria nazionale del Silp Cgil, dopo aver analizzato il testo del decreto-legge del 24 febbraio 2026, parla senza giri di parole: si tratta dell’ennesima scelta che punta sulla repressione e sulla visibilità politica, invece di affrontare i problemi reali del sistema sicurezza.

Il sindacato chiarisce subito un punto: nessuno mette in discussione la necessità di contrastare la violenza nelle piazze o il porto abusivo di armi. Il nodo, però, è un altro. La sicurezza non si costruisce con slogan e norme che restano sulla carta. Servono risorse, personale e organizzazione. E oggi tutto questo manca.

Il segretario generale Pietro Colapietro elenca le criticità: fermo preventivo fino a 12 ore, perquisizioni immediate, zone rosse e Daspo più estesi richiedono uomini e strutture che non ci sono. Gli organici sono ridotti da anni, i turni pesano sempre di più e i pensionamenti superano le nuove assunzioni. In questo quadro, il rischio è semplice: aumentano le responsabilità, ma non arrivano gli strumenti per gestirle.

Secondo il Silp Cgil, alcune misure hanno un forte impatto mediatico ma scarso effetto concreto. Inasprire le pene per il possesso di coltelli o estendere l’ammonimento ai minori può fare notizia, ma non risolve il disagio sociale che alimenta la violenza. Povertà educativa, mancanza di spazi per i giovani e marginalità urbana restano nodi aperti.

La richiesta del sindacato è chiara: serve un piano serio di assunzioni, più formazione, tecnologie moderne e stipendi adeguati. La sicurezza, sostengono, non può essere solo repressione. Deve essere prevenzione, presenza sul territorio e fiducia tra cittadini e istituzioni.

Leggi anche: Salis (Avs): “Il controllo? Grave se il Viminale non sapeva”

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