“Colpiremo ancora per due o tre settimane. Li riporteremo all’età della pietra, cioè quella a cui appartengono”. Il discorso alla nazione del Presidente degli Stati Uniti dura circa venti minuti. Un’autocelebrazione in perfetto stile Donald Trump: “Mai nella storia della guerra un nemico ha subito perdite così evidenti e devastanti su larga scala nel giro di poche settimane”. E aggiunge: “Il cambio di regime non era il nostro obiettivo, ma c’è stato”. Ora, secondo il tycoon, la leadership a Teheran sarebbe “meno radicale e molto più ragionevole”.
Effettivamente, secondo i dati diffusi dal Comando Centrale degli Stati Uniti, dall’inizio del conflitto sono stati colpiti oltre 12.300 siti iraniani e danneggiate oltre 155 navi militari. E infatti Trump rivendica la distruzione della marina e dell’aviazione della Repubblica Islamica: “Sono state spazzate via”. Assicura, peraltro, “vittorie rapide, decisive e schiaccianti sul campo di battaglia”, rassicurando chi lo ascolta: “Siamo sulla buona strada per raggiungere a breve tutti gli obiettivi militari americani”.
Rimane però il nodo dello Stretto di Hormuz, responsabile di aver fatto lievitare la benzina a 4 dollari al gallone, con un incremento del 30%, il più alto dal 2022. Sostiene però che non sia una sua responsabilità, ma la conseguenza degli “attacchi terroristici folli sferrati dal regime iraniano contro petroliere commerciali e paesi vicini che non hanno nulla a che vedere con il conflitto”. Si difende spiegando che gli Usa “non hanno bisogno” del carburante che passa per Hormuz. Mentre per il gas afferma: “Quando questo conflitto sarà finito, lo Stretto si aprirà naturalmente”.
Presenti di fronte a lui, nello Studio Ovale, il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario alla Difesa Pete Hegseth, la procuratrice generale Pam Bondi e la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. E mentre il tycoon ultimava il suo discorso, da Teheran – i vertici “meno radicali e più ragionevoli” – rispondevano: “Con la fiducia in Allah Onnipotente, questa guerra continuerà fino alla vostra umiliazione, al vostro disonore, ai vostri rimpianti definitivi e alla vostra capitolazione”. Parole pronunciate dal comandante operativo dell’esercito, Khatam al Anbiya, in un comunicato diffuso dalla televisione di stato. Seguite dalla minaccia: “Aspettatevi azioni ancora più schiaccianti, più vaste e più distruttive”.
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