Iran e Stati Uniti hanno ricevuto un piano per fermare le ostilità in Medio Oriente e riaprire lo Stretto di Hormuz. La notizia arriva da fonti informate citate dall’agenzia Reuters, secondo cui la proposta è stata elaborata dal Pakistan e inviata alle due parti nel corso della notte. Il documento, definito in via provvisoria “Accordo di Islamabad”, prevede un percorso in due fasi: prima un cessate il fuoco, poi un’intesa più ampia sulla sicurezza nella regione.
Il progetto stabilirebbe anche la riapertura dello stretto entro un periodo tra i 15 e i 20 giorni, con colloqui finali da tenere proprio nella capitale pakistana. Islamabad lavora da giorni con Egitto e Turchia per costruire una soluzione condivisa e ridurre il rischio di un allargamento del conflitto.
Il cuore della proposta è una tregua di 45 giorni durante la quale affrontare i nodi più delicati: la sicurezza delle rotte marittime, la gestione dell’uranio arricchito e le garanzie reciproche tra le parti. Tuttavia, la risposta di Teheran resta dura. Le autorità iraniane hanno chiarito sia in pubblico sia nei contatti riservati che non accetteranno una sospensione breve dei combattimenti, perché darebbe solo tempo al nemico per riorganizzarsi.
Per adesso la Repubblica islamica nega anche l’esistenza di un vero negoziato. La linea resta quella dello scontro. Nelle ultime ore è stata annunciata la morte del capo dell’intelligence dei Pasdaran, il generale Seyed Majid Khadami, mentre nuovi bombardamenti hanno colpito obiettivi civili, tra cui l’università Sharif. Il bilancio è pesante: 34 morti, sei dei quali bambini.
Il capo dell’esercito pakistano, Asim Munir, è rimasto in contatto per tutta la notte con i rappresentanti di Washington e con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi. Il messaggio dei mediatori è chiaro: fermare la guerra e aprire uno spiraglio di dialogo. Ma Teheran avverte che, in caso di attacco, risponderà con forza e che lo Stretto di Hormuz non tornerà alla situazione di prima.
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