Il governo di Giorgia Meloni è stato smentito ancora una volta dai dati che certificano la disastrosa situazione economica del Paese. L‘Istat ha confermato che la pressione fiscale nel 2025 è salita a un livello che non si vedeva da oltre dieci anni, raggiungendo il 43,1% del Pil, con +0,7% rispetto al 42,4% del 2024. Inoltre, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,5%.
Dati che hanno spinto il vicepresidente del M5S Michele Gubitosa a intervenire, criticando l’ipocrisia dell’Esecutivo e della premier. “Giorgia Meloni pubblica sui social il solito post propagandistico per annunciare la proroga del taglio delle accise, con annessa foto con lo sguardo fiero. Ma fiero per cosa?”, si è chiesto, ricordando che il provvedimento varato oggi non modifica in nessun modo la crisi economica che stringe in una morsa il nostro Paese. Il prezzo del diesel, infatti, resta intorno ai 2 euro al litro, affossando le tasche degli italiani, sempre più avvezzi agli improvvisi rialzi del caro vita.
La critica di Gubitosa
“Mentre il Governo continua a raccontare un Paese che non esiste, i dati ufficiali smontano, uno dopo l’altro, la narrazione trionfalistica di Meloni e dei suoi”, ha riconosciuto Gubitosa, ricordando che la crescita della pressione fiscale si accompagna anche al calo dell’occupazione. “Non solo quello registrato a febbraio, ma anche ai 152mila posti di lavoro persi nell’ultimo anno dai giovani tra i 15 ai 34 anni e una crescita di 305mila inattivi sempre nella stessa fascia di età”, è la denuncia del vicepresidente pentastellato, che ha ricordato come attualmente in Italia 13 milioni di persone siano a rischio povertà.
Di fronte a questi dati, l’Esecutivo non vacilla nelle sue scelte, preferendo investire in un’economia di guerra che rischia di affossare il Paese. “Altro che propaganda e fotografie studiate: la realtà presenta il conto”, ha concluso Gubitosa, ricordando come questo stesso governo abbia sempre rifiutato il confronto con chi, come il M5S, ha sottolineato l’importanza degli investimenti sul lavoro, la crescita e la giustizia sociale.
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