Un’inchiesta della polizia nepalese ha portato alla luce un sistema fraudolento legato alle spedizioni sul Monte Everest. Le guide alpine sono accusate di aver drogato i turisti – così da provocare l’insorgenza di sintomi quali mal di testa, vertigini e nausea – per costringerli a costosi rientri in elicottero, gonfiando così i rimborsi assicurativi per milioni di euro.
Secondo le prime ricostruzioni, questo avveniva lungo i percorsi che superano i 3.000 metri di quota, dove un eventuale malessere fisico può essere facilmente attribuito alle condizioni estreme. In questo contesto, alcune guide avrebbero somministrato sostanze o dosaggi impropri di farmaci, alterando lo stato fisico degli escursionisti e inducendo disagi compatibili con un’intossicazione. A quel punto, i turisti venivano persuasi della necessità urgente di un servizio di soccorso, perché convinti della gravità delle loro condizioni.
Il rientro in elicottero rappresentava il fulcro della truffa. Gli investigatori parlano di almeno 300 voli sospetti negli ultimi tre anni. A completare il quadro elaborato dalla polizia, sarebbero stati proprio i referti medici falsificati preparati negli ospedali e la documentazione di volo anomala, utilizzati per chiedere i rimborsi alle compagnie assicurative internazionali. In alcuni casi, sono stati fatturati anche trattamenti medici mai somministrati.
Un episodio emblematico riguarda un conto ospedaliero di circa 12 mila dollari – pari a 11 mila euro – per un singolo intervento. Parte della somma sarebbe stata trattenuta dalla struttura, mentre il 20-25% sembra sia stato ridistribuito alle agenzie di trekking e il 20% agli operatori dell’elisoccorso. L’indagine ha già portato a undici arresti e coinvolge oltre 4 mila alpinisti stranieri, tra il 2022 e il 2025. Un giro d’affari stimato intorno ai 20 milioni di euro.
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