Una cena in un ristorante di Milano, raccontata al telefono come prova di rapporti con i vertici della politica. È questo il passaggio che emerge da un’intercettazione del 2020 nell’ambito dell’inchiesta Hydra sul cosiddetto “Consorzio lombardo”, rete criminale legata al clan di Michele Senese. Protagonista della conversazione è Giancarlo Vestiti, oggi imputato per mafia, che parla di un incontro con Ignazio La Russa, allora senatore di Fratelli d’Italia. Un episodio che il presidente del Senato nega con decisione.
Secondo quanto riportato negli atti, Vestiti racconta di aver portato una donna a mangiare con La Russa in un locale vicino a Piazza Affari. Nella registrazione sostiene che l’esponente di Fdi si sarebbe avvicinato al tavolo e avrebbe chiesto di sedersi insieme a loro. Una scena descritta con molti dettagli, come se servisse a dimostrare relazioni di alto livello e una rete di conoscenze influenti.
La dinamica dei fatti
La conversazione risale alla primavera del 2020, un periodo in cui, secondo gli investigatori, il gruppo criminale cercava contatti con ambienti politici e istituzionali. In quei mesi uomini vicini al clan tentavano di avvicinarsi a esponenti del centrodestra, mentre l’organizzazione puntava a rafforzare la propria presenza nel mondo economico e amministrativo.
Vestiti, nel dialogo intercettato, cita anche altri nomi della politica. Tra questi l’ex ministro di Forza Italia Paolo Romani, del quale sostiene di aver avuto rapporti in passato e di aver influito sulla scelta di un sindaco a Cologno Monzese molti anni prima. Anche in questo caso, però, arriva una smentita netta: Romani afferma di non conoscere l’imputato e definisce improbabile un suo coinvolgimento in decisioni politiche di quel tipo.
La reazione più dura arriva da La Russa. Interpellato sulla vicenda, il presidente del Senato respinge ogni ricostruzione e prende le distanze in modo chiaro. Spiega di non aver mai conosciuto Vestiti e di non averne mai sentito parlare. Sottolinea anche di aver sempre rifiutato la difesa di imputati in processi per mafia o corruzione durante la sua attività da avvocato.
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