Carlo Fidanza, capodelegazione di FdI al Parlamento europeo, ha ammesso in un’intervista a Il Fatto Quotidiano di aver conosciuto Gioacchino Amico. Il referente del clan Senese, immortalato peraltro in uno scatto con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si era offerto di aiutarlo nella sua ultima campagna elettorale. Così gli ha proposto “un aperitivo in un paese”.
Fidanza si difende: “Ovviamente non era neanche indagato, né c’era niente a suo carico, non potevo sapere quali fossero le sue abitudini o frequentazioni extrapolitiche”. E sottolinea: “Uno non può chiedere a una persona il casellario giudiziario prima di iniziare a parlarci”. Tuttavia, il capodelegazione di FdI ammette anche che Amico si era presentato come un “soggetto particolare”, atteggiamento e modi che avrebbero dovuto metterlo in allarme.
“Chissà quante persone ‘particolari’ ho incontrato. Bisogna essere bravi a non avere rapporti con persone che non hanno comportamenti criminali” – afferma. E il problema infatti non è tanto il selfie con Meloni o l’aperitivo, ma il fatto che Amico fosse riuscito a penetrare Fratelli d’Italia, intrecciando rapporti con i suoi membri. Su questo Fidanza ammette: “Questa è una zona d’ombra che credo tutti i partiti abbiano. C’è un problema generalizzato di filtro. Noi da partito di governo dobbiamo sicuramente presidiare di più”. E chiarisce: “Non ha avuto ruoli, né vantaggi dall’essersi avvicinato a noi. È stato una meteora”.
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