giovedì 16 Luglio 2026
Trump e Iran sullo Stretto di Hormuz

Da Hormuz a Panama: le tensioni nei “chokepoints” agitano il commercio

La guerra russo-ucraina blocca il Golfo di Finlandia mentre nel Canale di Panama il calo del livello dell'acqua frena la navigazione

Di Maria Vittoria Ciocci
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Occhi puntati sullo Stretto di Hormuz, principale passaggio strategico per il traffico petrolifero. Le tensioni mediorientali hanno già contribuito all’aumento dei del greggio, oltre ad alimentare timori sull’inaccessibilità del e dell’approvvigionamento energetico globale. Ma il passaggio blindato dai Pasdaran non è l’unico chokepoints fondamentale per il commercio.

Più a nord, in Europa, si sta delineando una situazione altrettanto delicata nel Golfo di Finlandia, un’area cruciale per i traffici del Baltico e per l’accesso al porto di San Pietroburgo. Mentre nel Canale di Panama le autorità hanno dovuto ridurre il numero delle navi in transito a causa di un abbassamento dei livelli dell’acqua dei laghi artificiali che lo alimentano. A questo si aggiunge un drastico ridimensionamento delle piogge. Tra il 2023 e il 2024, in questo periodo, massimo 24 vascelli passavano per il “collo di bottiglia”, contro i 36 in condizioni normali.

Le guerre contro l’economia

Secondo un’ pubblicata da Politico e firmata da Elisabeth Braw, esperta dell’Atlantic Council, il Baltico sta vivendo un progressivo aumento delle tensioni tra la Russia e i Paesi membri della . In un contesto già fortemente segnato dalla guerra in , il Golfo di Finlandia rappresenta oggi uno dei principali chokepoints del commercio marittimo europeo.

Negli ultimi mesi, Mosca avrebbe intensificato la propria presenza navale nell’area, aumentando le operazioni di controllo e sorveglianza. Una strategia che, pur non traducendosi in una chiusura formale delle rotte – difficilmente sostenibile per la stessa Russia – contribuisce a creare un clima di crescente insicurezza per la navigazione commerciale.

A complicare ulteriormente il quadro è l’ militare ucraina contro le infrastrutture portuali russe. I mirati a colpire l’export energetico di Mosca hanno avuto come effetto collaterale un rallentamento significativo del traffico marittimo. Sempre più navi battenti bandiera si trovano infatti costrette a rimanere in attesa, generando un vero e proprio ingorgo nelle acque del Golfo. Questo rischia di tradursi in  nelle consegne e nuove pressioni sui mercati energetici.

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