Occhi puntati sullo Stretto di Hormuz, principale passaggio strategico per il traffico petrolifero. Le tensioni mediorientali hanno già contribuito all’aumento dei prezzi del greggio, oltre ad alimentare timori sull’inaccessibilità del trasporto aereo e dell’approvvigionamento energetico globale. Ma il passaggio blindato dai Pasdaran non è l’unico chokepoints fondamentale per il commercio.
Più a nord, in Europa, si sta delineando una situazione altrettanto delicata nel Golfo di Finlandia, un’area cruciale per i traffici del Baltico e per l’accesso al porto di San Pietroburgo. Mentre nel Canale di Panama le autorità hanno dovuto ridurre il numero delle navi in transito a causa di un abbassamento dei livelli dell’acqua dei laghi artificiali che lo alimentano. A questo si aggiunge un drastico ridimensionamento delle piogge. Tra il 2023 e il 2024, in questo periodo, massimo 24 vascelli passavano per il “collo di bottiglia”, contro i 36 in condizioni normali.
Le guerre contro l’economia
Secondo un’analisi pubblicata da Politico e firmata da Elisabeth Braw, esperta dell’Atlantic Council, il Baltico sta vivendo un progressivo aumento delle tensioni tra la Russia e i Paesi membri della NATO. In un contesto già fortemente segnato dalla guerra in Ucraina, il Golfo di Finlandia rappresenta oggi uno dei principali chokepoints del commercio marittimo europeo.
Negli ultimi mesi, Mosca avrebbe intensificato la propria presenza navale nell’area, aumentando le operazioni di controllo e sorveglianza. Una strategia che, pur non traducendosi in una chiusura formale delle rotte – difficilmente sostenibile per la stessa Russia – contribuisce a creare un clima di crescente insicurezza per la navigazione commerciale.
A complicare ulteriormente il quadro è l’azione militare ucraina contro le infrastrutture portuali russe. I bombardamenti mirati a colpire l’export energetico di Mosca hanno avuto come effetto collaterale un rallentamento significativo del traffico marittimo. Sempre più navi battenti bandiera russa si trovano infatti costrette a rimanere in attesa, generando un vero e proprio ingorgo nelle acque del Golfo. Questo rischia di tradursi in ritardi nelle consegne e nuove pressioni sui mercati energetici.
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