lunedì 15 Giugno 2026
Peter Magyar, primo ministro dell'Ungheria ph Ansa

Ungheria. Quali sono le riforme di Péter Magyar dopo la vittoria

Una nuova Costituzione, l'adesione alla Procura europea e una riforma dei media e della magistratura. Il neo primo ministro è pronto a smantellare l'eredità di Orban

Da Laura Laurenzi
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“Da oggi l’Ungheria tornerà una democrazia, e una democrazia non ha paura della verità”. Le prime parole di Peter Magyar, il neo eletto primo ministro dell’Ungheria e successore di Viktor Orban, confermano l’intenzione di imprimere un radicale cambiamento nelle istituzioni e nella politica di Budapest. Il nuovo capo del gode della assoluta, con 138 seggi ottenuti dal suo partito, per cui non avrà difficoltà a dare inizio a quel “cantiere democratico” che ha pubblicizzato nel corso della sua campagna elettorale.

Una vittoria paradossale che assume un’importanza a livello internazionale. Con gli stessi poteri di Orban, ora Magyar dovrà cercare di ristabilire i poteri democratici all’interno del suo Paese. Un procedimento inverso osservato con attenzione dall’Occidente, in particolare dagli Usa, in quanto dimostrerebbe se lo Stato di può essere restaurato dopo un grave indebolimento.

Il primo ministro è intenzionato ad allontanare il prima possibile lo scetticismo europeo e atlantico sulla sua figura, dimostrando di essere consapevole che la transizione politica ungherese è il vero obiettivo da raggiungere. Dopo la sconfitta di Orban è necessario convincere il popolo della necessità di un cambiamento. In questo senso, Magyar ha annunciato la redazione di una nuova Carta fondamentale, che sostituisca la Legge Fondamentale, approvata da Fidesz nel 2011 e che non garantisce la separazione dei poteri. La sarà scelta dagli ungheresi attraverso una consultazione o un referendum, così da restituire legittimità democratica alle istituzioni.

Le concrete di Magyar

Uno dei primi atti concreti, però, sarà la richiesta ufficiale di dell’Ungheria alla Europea (EPPO). Il nuovo governo procederà già oggi, con l’obiettivo di sbloccare i miliardi di euro di fondi Ue congelati da Bruxelles a causa delle preoccupazioni sullo Stato di diritto in Ungheria. Oltre a possibili europee, Magyar ha intenzione di procedere anche alla creazione di un’Agenzia Nazionale Anticorruzione, che permetta di “recuperare i beni sottratti alla Nazione e porre fine ad anni di stagnazione e malaffare”.

Un processo che si svolgerà in contemporanea all’emissione di decreti per la riforma del sistema mediatico. Il governo di Magyar ha intenzione di smantellare il conglomerato mediatico Kesma, che ha garantito a Orbán il quasi totale dell’informazione. Ad oggi la Kesma controlla 470 testate giornalistiche, TV, radio e portali online, affinché siano allineate alla linea dell’ormai ex primo ministro. Infine, uno dei dossier più complessi riguarda l’abrogazione delle riforme che hanno permesso al precedente governo di porre ai vertici della Corte Suprema e del Consiglio Nazionale della Magistratura alcuni fedelissimi. L’obiettivo è quello di garantire ai cittadini un sistema giudiziario imparziale e neutrale, accontentando anche le richieste dell’Ue.

Leggi anche: La caduta di Orban sui giornali internazionali: dal segnale a Trump alla pace a Bruxelles

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