L’era di Viktor Orban è finita. Dopo 16 anni di governo, il primo ministro dell’Ungheria è costretto a lasciare il posto al 45enne Peter Magyar, un conservatore pro Europa che è riuscito a capitalizzare i consensi, sfruttando l’insoddisfazione del popolo per la stagnazione economica e il rincaro del costo della vita. Una vittoria festeggiata non solo a Budapest, ma anche a Bruxelles e in buona parte delle prime pagine dei giornali internazionali.
La conclusione di quella che lo stesso Orban aveva definito la più longeva “democrazia illiberale d’Europa” necessita di un’analisi politica, culturale e sociale. Il popolo ungherese si è risvegliato dall’ipnosi del populismo sovranista, scegliendo di cambiare rotta e riavvicinarsi a Bruxelles. Ma è tutto così semplice? In Germania il quotidiano “Die Zeit” parla apertamente di vittoria della democrazia, mentre “Tagesspiegel” insiste sul fatto che il “ritorno alla normalità democratica non sarà facile”. Anche “Handelsblatt” sottolinea che il momento più complesso arriva ora, in quanto una vittoria elettorale non basta da sola a disfare il radicato apparato delle istituzioni di Viktor Orban.
In Svezia il quotidiano “Dagens Nyheter” si concentra sulla figura di Magyar, interrogandosi su chi sia realmente il nuovo primo ministro e quale agenda concreta voglia portare avanti nel Paese. Il leader di Tisza viene descritto come un conservatore pro europeo, pragmatico e per certi versi ancora opaco. Il suo obiettivo principale sarà quello di allontanare l’eredità istituzionale, economica e mediatica di Orban.
Le reazioni alla sconfitta di Orban
I giornali francesi si concentrano sul significato della disfatta del modello di politica del leader sovranista, con “Le Monde” che sostiene la teoria per cui l’isolazionismo e la conseguente crisi economica siano divenuti i motivi cardine della sconfitta di Orban. “Courrier international” parla anche di un duro colpo al movimento Maga di Donald Trump e in generale ai movimenti di destra europei. Le testate del Regno Unito paradossalmente hanno messo in luce il possibile nuovo rapporto che si instaurerà tra Ungheria ed Ue. Il “Guardian” sostiene che si verificherà un “riavvio” delle relazioni diplomatiche, mentre il settimanale “The Economist” sottolinea che la vittoria di Magyar potrebbe essere “la risoluzione automatica dei problemi ungheresi”.
Negli Usa, il “Washington Post” chiarisce che i risultati finora ottenuti da Orban sono “deludenti sul piano della libertà e della prosperità” e lega il caso di Budapest a quello del movimento Maga di Donald Trump. La testata ha infatti ricordato il sostegno pubblico offerto a Orban dal presidente Usa e dal vicepresidente JD Vance. Il “Wall Street Journal” ha invece definito il risultato elettorale come la disfatta di uno dei principali alleati europei di Trump e Putin. Letture che sembrano prevedere una conclusione piuttosto simile per l’amministrazione Usa.
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