Meloni incontra Zelensky
“Ci vorrebbe un amico”. Titola così Il Manifesto, che – così come altri quotidiani – racconta l’incontro del premier Volodymyr Zelensky e Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Anche La Stampa segue la stessa linea: “Zelensky vero amico”. Sì, perché la leader di Fratelli d’Italia su una questione non ha mai fatto un passo indietro: il sostegno incondizionato dell’Ucraina. E infatti l’ha ribadito proprio ieri, confermando gli “sforzi diplomatici” per arrivare a una pace giusta e la discussione in materia di difesa, soprattutto sulla produzione congiunta dei droni, “su cui l’Ucraina in questi anni è diventata nazione guida”.
Trump e Meloni in rotta di collisione
Il presidente Usa proprio non perdona a Giorgia Meloni la difesa di Papa Leone XIV. Il nuovo attacco alla premier è arrivato ieri: “Chiunque abbia rifiutato il proprio aiuto nella gestione della situazione con l’Iran, con quel Paese non abbiamo più lo stesso rapporto”. Meloni non ha risposto direttamente al tycoon, ma durante l’incontro con Zelensky ha ribadito l’importanza della “solidità dell’alleanza euroatlantica”, perché “un Occidente diviso” è “l’unico vero regalo che potremmo fare a Mosca”. E mentre per Il Resto del Carlino quella di Trump è “l’ultima minaccia”, Repubblica si limita a raccontare l’affondo del tycoon: “Trump attacca ancora l’Italia”.
Lovaglio alla guida di Mps
“Mps, la sconfitta di Caltagirone – si legge sulla prima pagina di Domani – Meloni lo molla, trionfa Lovaglio”. Luigi Lovaglio infatti torna alla guida di Monte dei Paschi di Siena dopo un’assemblea lunga e tesa, con circa il 65% del capitale presente. La lista di Plt Holding della famiglia Tortora ha ottenuto il 49,9% dei voti, superando quella del cda (38,79%) e Assogestioni (6,94%). Determinante il sostegno di Delfin (17,5%), insieme a Banco BPM e a diversi fondi internazionali. Il nuovo cda risulta diviso: 8 membri a Plt, 6 al board uscente, 1 ad Assogestioni. Lovaglio esclude spirito di rivincita e punta su un lavoro collegiale. Nei prossimi giorni l’assegnazione delle deleghe e la nomina dei vertici.
In esame il Dl sicurezza
L’esame del decreto sicurezza è slittato questa mattina alle 10. La decisione è arrivata ieri dopo una riunione informale dei capigruppo del Senato. Il tempo però stringe, deve essere convertito in legge entro il 25 aprile, altrimenti è prevista la decadenza. La maggioranza presenterà in Aula una trentina di modifiche, mentre le opposizioni ne hanno depositate oltre mille.
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