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giovedì 23 Aprile, 2026
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Giuseppe Del Deo. Foto dal web

“Gruppo di spionaggio clandestino con i servizi segreti italiani”. Ecco cosa sappiamo

Secondo i pm, l'ex numero 2 di Aisi e Dis avrebbe abusato del suo ruolo per raccogliere illegalmente informazioni dagli archivi informatici e venderle

Da Sergio Di Laccio
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Una rete riservata che costruiva dossier su imprenditori e società, attingendo a banche dati protette. L’inchiesta della Procura di Roma sulla cosiddetta “squadra Fiore”, partita due anni fa dalle carte arrivate da Milano sul caso Equalize, ha registrato un’accelerazione con perquisizioni dei carabinieri del Ros in tutta Italia. Gli indagati sono 11. Tra i nomi spiccano l’ex vicedirettore di Aisi e Dis Giuseppe Del Deo, accusato anche di peculato per milioni, e Giuliano Tavaroli, ex responsabile sicurezza di Pirelli e Telecom, già coinvolto nello scandalo Telecom-Sismi.

Il quadro d’accusa

I pm contestano, a vario titolo, associazione a delinquere, accesso abusivo a sistemi informatici e truffa. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe raccolto e venduto informazioni riservate ottenute illegalmente da archivi pubblici protetti, su richiesta di imprenditori, professionisti e intermediari finanziari. I dati venivano trasformati in dossier su aziende e persone, utilizzati anche per attività di spionaggio industriale. Gli inquirenti ritengono che l’obiettivo degli indagati fosse “raccogliere nelle mani di una sola holding” l’intera galassia delle aziende che si occupano di intercettazioni. Inoltre, spiega il Ros, le verifiche hanno accertato “le rivelazioni dell’esistenza di specifici atti d’indagine nell’ambito degli accertamenti disposti nel procedimento in corso”.

Il ruolo di Del Deo e Tavaroli

A Del Deo viene contestata la gestione irregolare di fondi durante il suo incarico all’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna, organizzazione delegata appunto alla sicurezza interna della Repubblica Italiana. Del Deo avrebbe dirottato almeno 5 milioni di euro verso la società Sind, riconducibile all’imprenditore Enrico Fincati, anche lui indagato. Alcune intercettazioni parlano di cifre ancora più alte, tra i 7 e gli 8 milioni di euro. L’ex dirigente poteva inoltre contare su una rete operativa, soprannominata “dei neri”, attiva sugli archivi informativi per scopi non istituzionali.
Tavaroli, invece, è accusato insieme ad altri tre di aver effettuato accessi abusivi a sistemi sensibili per la sicurezza pubblica, utilizzando dispositivi criptati, utenze fittizie e nomi in codice.

Il profilo di Del Deo

Del Deo ha lavorato a lungo nell’Aisi, fino a diventare vicedirettore nel 2023. Considerato vicino a Crosetto, Del Deo avrebbe a lungo goduto anche della fiducia di Giorgia Meloni. Il rapporto si sarebbe incrinato quando si scoprì che l’ex compagno di Meloni, Andrea Giambruno, era stato spiato sotto casa della presidente del Consiglio. Di lì a poco Del Deo viene trasferito al Dis, in un ruolo meno operativo, fino al pensionamento anticipato nel 2025, a 50 anni.
Ma Del Deo non ha intenzione di starsene con le mani in mano. Andrea Pignataro, oggi l’uomo più ricco d’Italia, gli affida la presidenza di Cerved, la società che si occupa di cybersecurity, analisi predittiva e affidabilità delle imprese. Cerved che, con una nota, ha comunicato di “non essere coinvolta nei fatti oggetto dell’indagine né destinataria di provvedimenti giudiziari”.

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