Gabriela Mabel De Los Santos, la massaggiatrice uruguaiana che aveva raccontato di presunti festini nel ranch di Punta del Este riconducibile a Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti, ha ritrattato davanti a un notaio. In una dichiarazione giurata sostiene ora di non sapere nulla di ciò che avveniva nella tenuta. L’atto è arrivato alla Procura generale di Milano quando l’istruttoria supplementare sulla grazia era già conclusa ed è stato subito trasmesso al Quirinale.
La ritrattazione davanti al notaio
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera e da Repubblica, De Los Santos avrebbe negato di essere stata testimone diretta delle feste e contestato anche le modalità con cui il suo nome e le sue dichiarazioni erano stati pubblicati. La dichiarazione giurata è stata firmata il 29 maggio e trasmessa dall’Uruguay ai magistrati milanesi tra venerdì e ieri.
La donna, tuttavia, non era mai stata ascoltata né dall’Interpol né dalla Procura generale. Non si era proceduto con una rogatoria internazionale perché il trattato di cooperazione giudiziaria tra Italia e Uruguay consente l’acquisizione di prove soltanto nell’ambito di un procedimento penale, inesistente in questo caso.
Il Fatto: “Pubblicheremo le conversazioni”
Il Fatto Quotidiano contesta l’idea che la precedente testimonianza fosse stata inventata o deformata e annuncia la pubblicazione delle conversazioni intercorse con la donna. L’11 maggio, quando il giornale era ormai in stampa, De Los Santos avrebbe chiesto soltanto alcune modifiche, continuando a sostenere che Nicole Minetti non avesse cambiato vita.
Il quotidiano ricorda inoltre che il 12 maggio la massaggiatrice aveva dichiarato al Corriere: “Là dentro ho visto tutto, ho paura e vivo nascosta”, dicendosi pronta a testimoniare. Il giorno successivo aveva confermato la propria disponibilità durante una trasmissione uruguaiana. Poi, appreso che la Procura non riteneva necessario ascoltarla, avrebbe progressivamente interrotto i contatti.
“Gabriela è stata lasciata sola”
Prima della dichiarazione notarile ci sono oltre un’ora e mezza di colloqui, centinaia di messaggi, fotografie e ripetute manifestazioni di paura. In un messaggio del 6 maggio la donna aveva scritto di essere pronta a sostenere l’inchiesta, chiedendo però di non essere esposta in Uruguay perché Cipriani avrebbe avuto molta influenza.
Questo non dimostra che il suo primo racconto fosse vero. Resta però il sospetto che la scelta di ritrattare sia dovuta più a quella “paura” per le eventuali conseguenze (legali?) delle sue dichiarazioni, da parte di una donna che, secondo il Fatto, è stata “lasciata sola”.
Una questione di classe
Al di là dei presunti festini di Minetti, resta il dato politico. L’ex consigliera regionale, condannata complessivamente a tre anni e undici mesi per peculato e favoreggiamento della prostituzione, non è mai entrata in carcere perché ammessa all’affidamento in prova ai servizi sociali. Ministero e Quirinale possono richiamarsi alla regolarità formale dell’atto di grazia, al volontariato, alla maternità e alle condizioni sanitarie del figlio, ma la grazia a Minetti resta uno schiaffo all’idea che la giustizia sia uguale per tutti.
Per centinaia di donne detenute, spesso condannate per reati minori, la maternità non apre le porte del carcere: non dispongono delle risorse economiche, delle relazioni, dell’attenzione istituzionale di cui ha goduto una donna ricca e famosa che in carcere non ha mai messo piede. La grazia a Minetti è, prima di tutto, una questione di classe.
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