«Nelle carceri italiane l’emergenza non è soltanto climatica. Il caldo estremo aggrava una situazione già segnata da sovraffollamento, reparti inagibili, carenze strutturali, ritardi nella disponibilità di beni essenziali e una cronica insufficienza di personale.» È la denuncia di Enrico Sbriglia, Coordinatore nazionale dei Direttori Penitenziari (Federazione Sindacati Indipendenti).
A fine giugno, a fronte di 51mila posti disponibili, in carcere erano presenti quasi 65mila detenuti, molti dei quali malati cardiopatici o oltre i 70 anni di età. Spesso non hanno a disposizione ventilatori né frigoriferi, e le strutture sono prive di aree verdi dove trovare riparo. E, come ogni estate, aumentano gli infarti e i suicidi.
«Non si governa il carcere senza ascoltare chi lo dirige»
«La Polizia Penitenziaria opera spesso con organici ridotti nelle sezioni e, a causa della carenza di personale amministrativo, viene impiegata anche per garantire attività indispensabili al funzionamento degli istituti», scrive Enrico Sbriglia nel comunicato. «Su Direttori e personale ricade così un carico crescente di responsabilità, senza strumenti e risorse adeguati. Di fronte a questa realtà, la politica continua a elaborare riforme e soluzioni affidandosi prevalentemente agli apparati centrali dell’Amministrazione. Ma non è possibile governare il sistema penitenziario senza ascoltare chi lo dirige ogni giorno.»
«Non vogliamo contrapposizioni, ma ascolto»
«Solo chi è vicino alla fornace ne conosce davvero il calore. I Direttori Penitenziari operano quotidianamente nel punto di incontro tra sicurezza, legalità, tutela delle persone detenute, gestione del personale e responsabilità amministrativa. Escluderli dalla fase di elaborazione delle politiche penitenziarie significa costruire interventi lontani dalla realtà e difficili da attuare», osserva Sbriglia, che poi spiega: «Non vogliamo contrapposizioni, ma ascolto istituzionale. Non rivendichiamo solo spazi di rappresentanza, ma pretendiamo un confronto sostanziale e formale, al fine di offrire competenze, esperienza e proposte concrete.»
«Servono decisioni coraggiose»
«Il sovraffollamento e le carenze di organico non sono emergenze improvvise: sono problemi strutturali, stratificati nel tempo. Per affrontarli servono decisioni coraggiose, risorse adeguate e un confronto preventivo con chi sarà chiamato a tradurre ogni riforma nella pratica quotidiana», è il monito di Sbriglia. «Il CNDP FSI-USAE – Coordinamento Nazionale dei Direttori Penitenziari conferma la propria piena disponibilità a un dialogo serio e costruttivo con il Ministero della Giustizia, la Presidenza del Consiglio e tutte le istituzioni competenti. La politica raccolga questa disponibilità e apra un tavolo diretto con i Direttori Penitenziari e con le loro rappresentanze. Non si può riformare il carcere restando fuori dai luoghi della pena.»
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