lunedì 27 Luglio 2026
Enrico Sbriglia, Coordinatore Nazionale dei Direttori Penitenziari. Foto dal web

«Non si governa il carcere senza ascoltare chi lo dirige». Carceri al collasso: l’appello dei Direttori Penitenziari

Enrico Sbriglia (CNDP) denuncia una situazione ormai insostenibile: «Non si tratta di un'emergenza ma di problemi strutturali. Non vogliamo contrapposizioni, ma ascolto»

Di Giustino Marai
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

«Nelle carceri italiane l’emergenza non è soltanto climatica. Il caldo estremo aggrava una situazione già segnata da sovraffollamento, reparti inagibili, carenze strutturali, nella disponibilità di beni essenziali e una cronica insufficienza di personale.» È la denuncia di Enrico Sbriglia, Coordinatore dei Direttori Penitenziari (Federazione Indipendenti).
A fine giugno, a fronte di 51mila posti disponibili, in erano presenti quasi 65mila detenuti, molti dei quali malati cardiopatici o oltre i 70 anni di età. Spesso non hanno a disposizione ventilatori né frigoriferi, e le strutture sono prive di aree verdi dove trovare riparo. E, come ogni , aumentano gli infarti e i suicidi.

«Non si governa il carcere senza ascoltare chi lo dirige»

«La opera spesso con organici ridotti nelle sezioni e, a della carenza di personale , viene impiegata anche per garantire attività indispensabili al funzionamento degli istituti», scrive Enrico Sbriglia nel comunicato. «Su Direttori e personale ricade così un carico crescente di responsabilità, senza strumenti e risorse adeguati. Di fronte a questa realtà, la politica continua a elaborare riforme e soluzioni affidandosi prevalentemente agli apparati centrali dell’Amministrazione. Ma non è possibile governare il sistema penitenziario senza ascoltare chi lo dirige ogni giorno.»

«Non vogliamo contrapposizioni, ma ascolto»

«Solo chi è vicino alla fornace ne conosce davvero il calore. I Direttori Penitenziari operano quotidianamente nel punto di incontro tra sicurezza, legalità, delle persone detenute, gestione del personale e responsabilità amministrativa. Escluderli dalla fase di elaborazione delle politiche penitenziarie significa costruire interventi lontani dalla realtà e difficili da attuare», osserva Sbriglia, che poi spiega: «Non vogliamo contrapposizioni, ma ascolto istituzionale. Non rivendichiamo solo spazi di rappresentanza, ma pretendiamo un confronto sostanziale e formale, al fine di offrire competenze, esperienza e proposte concrete.»

«Servono decisioni coraggiose»

«Il sovraffollamento e le carenze di organico non sono emergenze improvvise: sono problemi strutturali, stratificati nel tempo. Per affrontarli servono decisioni coraggiose, risorse adeguate e un confronto preventivo con chi sarà chiamato a tradurre ogni nella pratica quotidiana», è il monito di Sbriglia. «Il CNDP FSI-USAE – Coordinamento Nazionale dei Direttori Penitenziari conferma la propria piena disponibilità a un dialogo serio e costruttivo con il Ministero della Giustizia, la Presidenza del Consiglio e tutte le istituzioni competenti. La politica raccolga questa disponibilità e apra un tavolo diretto con i Direttori Penitenziari e con le loro rappresentanze. Non si può riformare il carcere restando fuori dai luoghi della pena.»

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata