«Fratelli d’Italia e i giornali di Angelucci stanno mettendo in campo una campagna di delegittimazione vergognosa arrivando a insinuare che Sigfrido Ranucci possa essersi messo da solo la bomba che ha messo in pericolo lui e la sua famiglia», sono le parole della senatrice del M5S Dolores Bevilacqua, nell’ambito dell’inchiesta che vede come possibile mandante dell’attentato al giornalista e conduttore di «Report» l’imprenditore Valter Lavitola. La pentastellata si riferisce soprattutto alle parole del direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini, che intercettato dai cronisti del Corriere della Sera prima di un convegno ha affermato: «I miei amici non mettono le bombe sotto casa mia. Quando è uscito il nome Lavitola ho subito pensato che ci fosse qualcosa di molto strano e inquietante».
Bevilacqua estende quindi la sua riflessione: «Nessuno dalle opposizioni ha mai accusato il governo di essere dietro l’attentato a Ranucci. Nessuno. Ma la loro excusatio non petita dice molto. Perché la verità è un’altra: dopo la solidarietà di circostanza sono arrivati querele, attacchi, tagli di puntate e una campagna di delegittimazione continua». In sintesi, secondo la senatrice, l’obiettivo di FdI è fare fuori il giornalista dalla conduzione di «Report». Ed effettivamente Corsini, in quota al partito della premier, fa un ragionamento che lo lascia intendere: «È una trasmissione di cui la Rai ha il marchio ed è dunque di proprietà della Rai. Andrà avanti comunque, con o senza Ranucci, magari può condurla Giorgio Mottola o un altro giornalista della redazione».
A queste riflessioni, il direttore degli Approfondimenti Rai ne accompagna altre più edulcorate: «Aspettiamo la magistratura, attendiamo l’esito degli interrogatori che ci sono stati». E ancora: «Sono garantista e per il momento Ranucci resta la parte lesa in questa vicenda, seppure tutta da chiarire. È presto per dare giudizi e per prendere decisioni di qualsiasi tipo». Ma, al contempo, ha tenuto a sottolineare che qualora la dinamica si fosse ripetuta per un esponente di FdI, la redazione di «Report» non ci avrebbe pensato due volte: «Ora sarei già crocefisso».
Critica, infine, il rapporto di fiducia intercorso tra Ranucci e Lavitola, sostenendo che dovrebbe esserci un limite da non oltrepassare nella confidenza rivolta da un giornalista alla sua fonte. Il rischio, spiega, è quello di «diventare uno strumento» nelle sue mani e aggiunge: «Non è un segreto che chi aveva un problema con ‘Report’ spesso andava da Lavitola per cercare una soluzione».
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