mercoledì 15 Luglio 2026

Corsini (FdI): «Ranucci? C’è qualcosa di inquietante». Bevilacqua (M5S): «Una campagna di fango vergognosa»

I dubbi del direttore per gli Approfondimenti Rai, che pur dichiarandosi «garantista» pretende dei chiarimenti, provocano la reazione della senatrice pentastellata

Di Maria Vittoria Ciocci
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«Fratelli d’Italia e i giornali di Angelucci stanno mettendo in campo una campagna di delegittimazione vergognosa arrivando a insinuare che Sigfrido Ranucci possa essersi messo da solo la bomba che ha messo in lui e la sua famiglia», sono le parole della senatrice del Dolores Bevilacqua, nell’ambito dell’ che vede come possibile mandante dell’attentato al e conduttore di «Report» l’imprenditore Valter Lavitola. La pentastellata si riferisce soprattutto alle parole del degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini, che intercettato dai cronisti del prima di un convegno ha affermato: «I miei amici non mettono le bombe sotto casa mia. Quando è uscito il nome Lavitola ho subito pensato che ci fosse qualcosa di molto strano e inquietante».

Bevilacqua estende quindi la sua riflessione: «Nessuno dalle opposizioni ha mai accusato il di essere dietro l’attentato a Ranucci. Nessuno. Ma la loro excusatio non petita dice molto. Perché la verità è un’altra: dopo la solidarietà di circostanza sono arrivati querele, attacchi, tagli di puntate e una campagna di delegittimazione continua». In sintesi, secondo la senatrice, l’obiettivo di FdI è fare fuori il giornalista dalla conduzione di «Report». Ed effettivamente Corsini, in quota al partito della , fa un ragionamento che lo lascia intendere: «È una di cui la Rai ha il marchio ed è dunque di proprietà della Rai. Andrà avanti comunque, con o senza Ranucci, magari può condurla Giorgio Mottola o un altro giornalista della redazione».

A queste riflessioni, il direttore degli Approfondimenti Rai ne accompagna altre più edulcorate: «Aspettiamo la magistratura, attendiamo l’esito degli interrogatori che ci sono stati». E ancora: «Sono garantista e per il momento Ranucci resta la parte lesa in questa vicenda, seppure tutta da chiarire. È presto per dare giudizi e per prendere decisioni di qualsiasi tipo». Ma, al contempo, ha tenuto a sottolineare che qualora la dinamica si fosse ripetuta per un esponente di FdI, la redazione di «Report» non ci avrebbe pensato due volte: «Ora sarei già crocefisso».

Critica, infine, il rapporto di intercorso tra Ranucci e Lavitola, sostenendo che dovrebbe esserci un limite da non oltrepassare nella confidenza rivolta da un giornalista alla sua fonte. Il rischio, spiega, è quello di «diventare uno strumento» nelle sue mani e aggiunge: «Non è un segreto che chi aveva un problema con ‘Report’ spesso andava da Lavitola per cercare una soluzione».

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