Elisabetta Pellegrini, dirigente del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e braccio destro di Matteo Salvini, è indagata nell’inchiesta della Procura di Belluno sulle opere per le Olimpiadi Milano-Cortina. Il filone riguarda le possibili irregolarità nell’appalto per la cabinovia di Socrepes, a Cortina d’Ampezzo.
Nella giornata di ieri gli investigatori le avrebbero sequestrato telefono e computer, mentre oggi le sarebbe stato notificato un avviso di garanzia.
Il ruolo di Pellegrini
Pellegrini coordina la Struttura tecnica di missione del ministero, l’organismo che segue alcuni dei principali interventi infrastrutturali di competenza del dicastero. È considerata una delle figure più vicine a Salvini nella gestione tecnica delle grandi opere.
Gli accertamenti puntano ora a ricostruire comunicazioni, rapporti e passaggi amministrativi relativi alla gara per la cabinovia di Socrepes. I dispositivi sequestrati saranno analizzati per verificare quale ruolo abbia avuto la dirigente nella procedura contestata e nei contatti con gli altri soggetti coinvolti. L’iscrizione nel registro degli indagati non implica naturalmente alcun accertamento di responsabilità.
Indagato anche il commissario Saldini
Nel medesimo filone risulta coinvolto Fabio Massimo Saldini, commissario straordinario per le opere olimpiche e amministratore delegato di Simico, la società pubblica incaricata di realizzare le infrastrutture dei Giochi.
L’inchiesta assume così un peso politico particolare: riguarda una delle opere più discusse dell’intero programma olimpico e tocca direttamente il vertice della struttura tecnica del ministero guidato da Salvini. Gli investigatori cercano di chiarire la gestione dell’appalto e le ragioni delle scelte compiute durante un percorso segnato da ritardi, rinunce e contestazioni sulla sicurezza del versante.
Il caso della cabinovia
L’impianto, dal valore di circa 35 milioni di euro, avrebbe dovuto trasportare gli spettatori dal centro di Cortina alle piste delle gare di sci alpino femminile. La cabinovia non è stata però completata in tempo per le Olimpiadi e neppure per le successive Paralimpiadi. Alla data di apertura dei Giochi non era stata ancora installata la fune destinata a trainare le cinquanta cabine.
La Procura aveva già aperto un fascicolo per frana e disastro colposo, con l’obiettivo di verificare se la progettazione e l’esecuzione dei lavori avessero considerato adeguatamente i rischi legati al versante di Mortisa, interessato da un movimento franoso profondo.
L’appalto a Graffer
Leitner e Doppelmayr, due tra i maggiori gruppi mondiali del settore, avevano rinunciato alla gara, motivando la decisione con le criticità geologiche del terreno e con tempi giudicati incompatibili con la possibilità di garantire la consegna dell’opera prima dei Giochi.
L’appalto era stato infine assegnato a un raggruppamento formato da Graffer, Ecoedile e Dolomiti Strade. Proprio l’affidamento a Graffer, un’azienda lontana per esperienza e dimensioni dalle grandi realtà del settore, aveva sollevato parecchie polemiche. Lo stesso gruppo si è aggiudicato anche altre opere olimpiche a Bormio e Livigno che non sono state completate nelle tempistiche concordate.
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