lunedì 15 Giugno 2026
Tommaso Miele. ANSA_Emanuele Valeri

Corruzione e rivelazione di segreto, Miele lascia il Csm

L'ex presidente aggiunto della Corte dei conti è indagato per corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio. Verifiche in corso sugli altri componenti dell'organo e sul ruolo di Virgiglio e Saccomanno

Da Giustino Marai
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L’ex presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele, indagato per e rivelazione di segreto d’ufficio nell’inchiesta della di Roma sul , si è dimesso dalla presidenza del Collegio dei revisori del Consiglio superiore della magistratura. L’incarico, inizialmente svolto a titolo gratuito, era diventato retribuito dallo scorso marzo con un compenso lordo di 27mila l’anno.
Gli inquirenti intanto stanno analizzando e dispositivi sequestrati allo stesso Miele e agli altri due indagati.

Le verifiche sui magistrati contabili

La Procura sta cercando di chiarire se il presunto tentativo di condizionare il della Corte dei conti sul progetto del Ponte abbia coinvolto altri magistrati oltre a Miele. In una conversazione intercettata, l’ex presidente aggiunto sosteneva infatti di poter contare sull’appoggio di altri due componenti dell’istituzione.
Gli investigatori dovranno stabilire se si trattasse soltanto di millanterie o se Miele avesse realmente cercato di influenzare l’orientamento di colleghi chiamati a esaminare la delibera con cui il Cipess (il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) aveva approvato il progetto definitivo dell’opera.

L’avvio dell’

L’indagine romana è nata da un diverso filone aperto dalla Procura di Catanzaro sulle possibili infiltrazioni della ‘ndrangheta negli appalti collegati all’opera. Nell’autunno del , il Ros dei carabinieri aveva captato alcune conversazioni relative ai controlli contabili sul progetto. Poiché quei fatti riguardavano la Corte dei conti, il materiale era stato inviato per competenza alla Procura di Roma, che aveva continuato le attività di ascolto fino ai primi giorni di maggio.
Insieme a Miele sono indagati l’avvocato e dirigente leghista Giacomo Francesco Saccomanno, fino ad aprile componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina, e l’imprenditore reggino Vincenzo Virgiglio, presidente dell’associazione Accademia Calabria.

L’ipotesi della Procura

Secondo l’ipotesi accusatoria, Saccomanno e Virgiglio avrebbero esercitato pressioni su Miele per ottenere informazioni sull’orientamento interno alla Corte e favorire un giudizio positivo sulla delibera. In cambio gli avrebbero prospettato appoggi e contatti utili per ottenere incarichi pubblici dopo il pensionamento. Dalle intercettazioni emergerebbe l’interesse di Miele per ruoli di primo , come la presidenza dell’Antitrust o incarichi in società pubbliche quali Poste Italiane e Postepay.
Secondo il decreto di perquisizione, Virgiglio avrebbe cercato di avvicinare anche altri magistrati contabili attraverso inviti a convegni, presentazioni e occasioni pubbliche frequentate da manager e figure istituzionali, prospettando così relazioni utili e opportunità professionali.

La bocciatura della Corte dei conti

La verifica della Corte dei conti costituiva un momento indispensabile dell’iter. L’organo contabile era chiamato a registrare la delibera con cui il Cipess aveva approvato il progetto definitivo, il cui costo è stimato in 13,5 miliardi di euro. Senza la registrazione, l’atto non può essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e i lavori non possono cominciare.
Il tentativo contestato dalla Procura, in ogni caso, non avrebbe raggiunto il risultato sperato. Il 29 ottobre 2025 la Corte dei conti bocciò la delibera e il governo scelse di correggere le irregolarità indicate, riavviando una parte consistente della procedura. I contatti tra gli indagati, tuttavia, sarebbero proseguiti anche dopo quella decisione.

Il ruolo di Saccomanno e Virgiglio

Resta da chiarire se Saccomanno e Virgiglio si muovessero solo per interessi personali o agissero anche come intermediari di altri soggetti. Per questo gli investigatori stanno esaminando i rapporti con la società Stretto di Messina e con Eurolink, il guidato da Webuild incaricato della costruzione. Particolare attenzione è riservata a un episodio del 2 ottobre 2025, quando Saccomanno avrebbe ricevuto informazioni riservate e le avrebbe riferite all’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, che non è indagato e respinge la ricostruzione.
La società assicura intanto che il procedimento giudiziario non modificherà il calendario. L’obiettivo resta presentare una nuova delibera al Cipess entro giugno, sottoporla alla Corte dei conti a luglio e avviare i cantieri prima della fine dell’anno.

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