venerdì 26 Giugno 2026
Un'altra protesta di fronte alla sede di Leonardo a Collegno. ANSA_Tino Romano

Leonardo chiede 150mila euro a due attivisti: «È una forma di intimidazione»

L'azienda, partecipata dallo Stato, si è costituita parte civile nel processo contro i manifestanti che hanno promosso un sit-in pacifico nel complesso aziendale. «Vogliono punire chi fa sentire la propria voce»

Da Giustino Marai
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Leonardo porta in tribunale due per una contro i rapporti dell’ con Israele. Simona e Riccardo sono accusati di turbativa violenta del possesso di cose immobili per l’azione del 18 dicembre 2024 nello stabilimento di via Tiburtina, a Roma. La società della difesa, partecipata dallo Stato, si è costituita parte civile e chiede 150mila euro di risarcimento.

Il sit-in contro Leonardo

Quel giorno circa settanta persone entrarono nel complesso aziendale con striscioni, bandiere, fumogeni e megafoni. L’obiettivo era denunciare il ruolo di Leonardo nel settore militare e i rapporti con Israele, mentre cresceva anche in Italia la mobilitazione contro il genocidio a Gaza.
«Ci è sembrato il luogo giusto dove provare a fare la nostra parte», racconta Simona. Per gli attivisti, protestare davanti a Leonardo significava «contrastare l’ delle » e denunciare «le responsabilità e le connivenze di una grande azienda italiana e, indirettamente, anche del ».
Secondo l’accusa, il sarebbe entrato approfittando dell’apertura del varco per i fornitori, attraversando alcune aree esterne dello stabilimento, passando anche dalla mensa aziendale, in quel momento vuota, ed esponendo striscioni.

Nessuna violenza

A Simona e Riccardo viene contestato il reato di turbativa violenta del possesso di cose immobili in concorso. Ma la difesa respinge l’idea che l’azione abbia avuto carattere violento. «Direi che si è svolto tutto in modo molto tranquillo. Alla fine siamo usciti spontaneamente e siamo tornati sulla Tiburtina», spiega Simona.
Il loro avvocato, Francesco Romeo, chiarisce: «Quella della violenza è una presunzione giuridica che si darebbe quando entrano in un bene immobile più di 10 persone, ma non c’è stato nessun tipo di violenza. Il numero, per la , equivale a violenza, ma non corrisponde alla realtà. Possiamo anche chiamarla una finzione giuridica».

La richiesta da 150mila euro

La parte più pesante della vicenda è la di parte civile di Leonardo. L’azienda sostiene di aver subito danni patrimoniali e d’immagine e chiede 150mila euro, o la diversa somma che sarà stabilita dal tribunale.
Secondo la società, la protesta avrebbe danneggiato la reputazione aziendale anche per l’accostamento tra l’attività di Leonardo e la complicità nel «genocidio a Gaza». Per gli attivisti, invece, è proprio questo il punto: denunciare un legame fattualmente innegabile e reputato inaccettabile. «Leonardo dice di essere stata danneggiata dal fatto che questi pacifici manifestanti abbiano sottolineato ed evidenziato il legame dell’azienda con il regime genocidario israeliano», afferma Romeo. «I contratti di fornitura di sistemi e materiale bellico da parte di Leonardo verso l’esercito israeliano sono un atto notorio a conoscenza di chiunque».

«Una forma di intimidazione»

Simona legge la scelta di Leonardo come un messaggio rivolto a tutto il movimento. «Politicamente la mossa di Leonardo mi fa una grandissima rabbia. Trovo veramente vergognoso che Leonardo abbia scelto di costituirsi parte civile contro delle persone normali», dice.
La preoccupazione economica è concreta: «Me ne accorgo quando magari mi sveglio la notte e penso: “Ci hanno chiesto 150 mila euro. E se perdessimo? Che cosa faremmo?”».
Ma il punto, per l’attivista, resta il diritto di protestare: «Chiedendo dei soldi a noi, stanno chiedendo di punire chi alza la propria voce». E ancora: «Vogliamo davvero una società in cui le persone non si ribellano o non perseguono degli ideali perché sanno che poi verranno punite così?».

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Facebook
Instagram
X
TikTok
Youtube

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata