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giovedì 23 Aprile, 2026
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Gay Pride a Budapest nel 2017. EPA_Zoltan Mathe

La Corte UE condanna l’Ungheria: «Illegale vietare contenuti LGBTQ+ ai minori»

La legge ungherese viola l'articolo 2 del Trattato sull'Unione Europea, in particolare il principio di non discriminazione. Mezzo miliardo di fondi bloccati fin quando il governo non attuerà la decisione

Da Sergio Di Laccio
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Altro schiaffo per Viktor Orbán dopo la pesante sconfitta alle ultime elezioni e la caduta del veto sul prestito europeo all’Ucraina.
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha bocciato la legge che in Ungheria limitava l’accesso dei minori a contenuti legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, giudicandola discriminatoria e contraria ai principi fondamentali europei.

Cosa prevedeva la legge ungherese

La normativa, entrata in vigore nel 2021, era stata presentata dal governo come misura a tutela dei minori. In realtà introduceva forti restrizioni ai contenuti legati alle persone LGBTQ+. I programmi in cui fosse “elemento determinante” la rappresentazione dell’omosessualità, del cambio di sesso o della divergenza rispetto al sesso alla nascita potevano essere trasmessi solo tra le 22 e le 5 ed erano esclusi dagli annunci di interesse pubblico. La legge vietava inoltre di affrontare questi temi nelle scuole. Il testo, normando assieme questo genere di contenuti e il contrasto alla pedofilia, finiva per associare identità sessuale e devianza, rafforzando la stigmatizzazione delle persone LGBTQ+.

Cosa ha stabilito la Corte

La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea parla chiaro: il pretesto della tutela dei minori non può essere usato per giustificare e imporre per legge le discriminazioni. Secondo i giudici, «le disposizioni nazionali in questione sono manifestamente contrarie alle esigenze che derivano, in una società fondata sul pluralismo, dal divieto di discriminazione (…). Esse ledono il contenuto essenziale di tale diritto e rivelano una preferenza per determinate identità sessuali a scapito di altre, che vengono di conseguenza stigmatizzate».
Proprio per questo, per la prima volta, i giudici hanno riconosciuto una violazione diretta dei valori fondanti dell’Unione europea, in particolare dell’art. 2 del TUE, che tutela «il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze».

Hrncirova: «Il governo attui la decisione»

La notizia è stata accolta positivamente dalla portavoce della Commissione europea per l’Uguaglianza e i diritti sociali, Eva Hrncirova: «La Corte ha confermato che l’Ungheria ha agito in violazione dei valori fondanti dell’Unione europea, sanciti dall’articolo 2 del Trattato sull’Ue. Questa è la prima volta che la Corte riscontra una tale violazione di una disposizione chiave del Trattato relativa ai valori Ue».
A causa delle diverse violazioni dei principi europeo, la Corte di Giustizia e la Commissione mantengono congelati svariati miliardi di fondi destinati all’Ungheria: circa mezzo miliardo è bloccato proprio di questa legge e dell’emarginazione e stigmatizzazione della comunità LGBTQ+. «La palla adesso è in mano all’Ungheria», ha precisato Hrncirova. «Spetta al governo ungherese attuare la decisione del tribunale. Ma non significa che i fondi saranno sbloccati immediatamente e automaticamente».

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