Il governo spagnolo porterà martedì all’Unione europea la proposta di rescindere l’accordo di associazione con Israele. Lo ha annunciato il presidente Pedro Sánchez, spiegando che “un governo che viola il diritto internazionale non può essere un partner dell’Europa”.
Intervenuto in Andalusia a un evento a sostegno della candidata alla presidenza della giunta regionale María Jesús Montero, il premier ha chiarito che la posizione di Madrid non è contro il popolo israeliano ma contro l’azione dell’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu.
I rapporti tesi tra Spagna e Israele
L’appello di Sánchez non è un fulmine a ciel sereno: quello tra Madrid e Tel Aviv è un rapporto che si è fatto progressivamente più incandescente nel corso degli ultimi due anni e mezzo. Dall’inizio della guerra a Gaza, il governo spagnolo ha criticato duramente l’operato israeliano, denunciando le ripetute violazioni del diritto internazionale, e chiedendo più volte lo stop ai bombardamenti della Striscia. La Spagna aveva vietato sin dall’inizio la compravendita di armamenti con Israele, e a settembre scorso il primo ministro Sanchez aveva annunciato misure per rendere tale divieto permanente per legge. Nel corso degli ultimi due mesi, poi, la Spagna ha chiuso il proprio spazio aereo ai velivoli statunitensi coinvolti nell’attacco all’Iran, ritirato il proprio ambasciatore da Israele e riallacciato i rapporti diplomatici con l’Iran.
L’apertura della Francia
Sul tema, Sánchez e il governo spagnolo non appaiono più così isolati. Diversi Paesi europei hanno espresso preoccupazione per l’escalation militare in Medio Oriente e per il fallimento di ogni sforzo diplomatico. Oltre alla Spagna, dopo il bombardamento “massiccio e sproporzionato” di Beirut, della sua periferia sud, dell’est e del sud del Libano, anche la Francia ha aperto alla possibilità di sospendere l’accordo.
L’intesa, in vigore dal 2000, facilita gli scambi commerciali e scientifici ma si fonda anche sul rispetto dei diritti umani, richiamati dall’articolo 2. Già nel 2024 Spagna e Irlanda avevano chiesto l’applicazione di sanzioni, e nel 2025 una maggioranza di Stati membri aveva sostenuto il riesame dell’accordo. Tuttavia, le diverse sensibilità e la complessità dei meccanismi decisionali in Europa hanno rallentato, e sin qui impedito, ogni decisione concreta.
Oltre un milione di firme in Europa
Intanto cresce anche la pressione dal basso. L’European Citizens’ Initiative che chiede la sospensione dell’accordo ha superato 1.132.000 firme, di cui quasi 260mila da parte di cittadini italiani. Nel testo si ricorda che, secondo la stessa Commissione europea, “lo Stato di Israele è responsabile di un livello senza precedenti di uccisioni e ferimenti di civili”, oltre a sfollamenti su larga scala e alla distruzione di infrastrutture sanitarie. I promotori denunciano anche il blocco degli aiuti umanitari e sostengono che l’Ue non possa continuare ad applicare un accordo che “contribuisce a legittimare e finanziare uno Stato responsabile di crimini di guerra e contro l’umanità”.
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