”Nessun pasticcio”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha risposto ai dubbi sulla legittimità del decreto sicurezza, che sta diventare legge dello Stato. Di parere opposto è Gaetano Azzariti, costituzionalista e professore alla Sapienza, che in un’intervista a Repubblica definisce l’attuale situazione una ”degenerazione del processo legislativo senza precedenti” riferendosi al decreto sicurezza e, in particolare, sul premio ai legali nel procedimento di rimpatrio dei migranti.
Il caso dei “premi” ai legali
Al centro della riflessione di Azzariti c’è l’articolo 30bis, quella sui rimpatri dei migranti, che prevedeva incentivi economici (per l’esattezza 615 euro) per gli avvocati in grado di convincere i propri assistiti ad accettare il ritorno in patria. Nonostante il governo cerchi di minimizzare la criticità della questione, il costituzionalista è di tutt’altra opinione: ”Una norma che pagava la condotta infedele del legale è in palese contrasto con la Costituzione. È una deriva”.
L’intervento correttivo
La strategia della maggioranza per limitare i danni, ovvero un intervento correttivo tramite un nuovo decreto legge, sarebbe ancora più grave secondo il costituzionalista. ”Se, come è stato annunciato, si procederà con un decreto legge per la correzione ad hoc di un articolo palesemente illegittimo, abbiamo passato il segno’‘, avverte il Professore.
Secondo Azzariti, il tentativo della maggioranza di rimediare con un ulteriore decreto legge correttivo non farebbe che peggiorare la situazione. Utilizzare i decreti come ”tappabuchi” per sanare articoli palesemente illegittimi a posteriori significherebbe, aver ”passato il segno”.
Inoltre, l’intervento informale del Colle nel confronto istituzionale è la conferma che la questione ”non è politica, ma costituzionale”. A pesare, secondo il professore, è stata anche la reazione del Paese che ha mantenuto ”lucidità”sul tema dei diritti.
La scadenza del 25 Aprile
La soluzione, per il costituzionalista sarebbe stata quella di modificare il testo alla Camera e farlo riapprovare in Senato: ”Se non si riesce entro il termine accettare che il decreto legge decada. E se non piace? Mi verrebbe da dire.. è la Costituzione, bellezza”, chiudendo con una battuta l’intervista.
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