domenica 27 Settembre 2026
fregata Alpino

La Marina Militare italiana pronta allo sminamento di Hormuz

Dalle scorte dei mercantili alla neutralizzazione degli ordigni: il piano delle forze navali italiane per proteggere la navigazione nello Stretto

Di Redazione
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La Marina è pronta a intervenire nello , ma solo quando le armi taceranno. Il messaggio del capo di Stato maggiore, ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, è chiaro: “lo sminamento è un’operazione delicata, che richiede di sicurezza e un contesto senza combattimenti in corso”.

Lo stretto di Hormuz resta uno dei più sensibili per il globale. Da lì passa una quota enorme del traffico energetico . Per questo la di navigazione è una priorità strategica. L’Italia, ha spiegato Bergotto davanti alla Difesa della Camera, dispone di una capacità di sminamento solida e aggiornata.

La flotta conta otto in vetroresina costruiti negli anni Novanta e sottoposti a interventi di ammodernamento. Oggi queste unità sono dotate di tecnologie avanzate, con sistemi a pilotaggio remoto e strumenti autonomi in grado di cercare e neutralizzare gli ordigni senza esporre l’equipaggio a pericoli diretti. Una trasformazione che punta a ridurre i rischi per il personale e a rendere le operazioni più efficaci.

Ma resta un limite preciso. Entrare in un’area minata durante un conflitto aperto non è possibile. In quel caso la priorità cambia: si passa alla difesa delle mercantili e alla scorta dei convogli, specie contro la minaccia dei barchini ostili che possono colpire il traffico civile. La linea della Marina è prudente ma netta. Le navi sono pronte a partire su indicazione del governo e l’addestramento non si ferma. Bergotto lo ha detto senza giri di parole: i rischi esistono sempre, ma il compito delle forze navali è tenerli sotto controllo e farsi trovare pronte quando arriverà il momento di agire.

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