giovedì 13 Agosto 2026
fregata Alpino

La Marina Militare italiana pronta allo sminamento di Hormuz

Dalle scorte dei mercantili alla neutralizzazione degli ordigni: il piano delle forze navali italiane per proteggere la navigazione nello Stretto

Di Redazione
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La è pronta a intervenire nello Stretto di , ma solo quando le taceranno. Il messaggio del capo di Stato maggiore, ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, è chiaro: “lo sminamento è un’ delicata, che richiede condizioni di sicurezza e un contesto senza combattimenti in corso”.

Lo stretto di Hormuz resta uno dei punti più sensibili per il commercio globale. Da lì passa una quota enorme del traffico energetico mondiale. Per questo la di navigazione è una strategica. L’Italia, ha spiegato Bergotto davanti alla Commissione Difesa della Camera, dispone di una capacità di sminamento solida e aggiornata.

La flotta conta otto in vetroresina costruiti negli anni Novanta e sottoposti a interventi di ammodernamento. Oggi queste unità sono dotate di tecnologie avanzate, con sistemi a pilotaggio remoto e strumenti autonomi in grado di cercare e neutralizzare gli ordigni senza esporre l’equipaggio a pericoli diretti. Una trasformazione che punta a ridurre i rischi per il e a rendere le operazioni più efficaci.

Ma resta un limite preciso. Entrare in un’area minata durante un aperto non è possibile. In quel caso la priorità cambia: si passa alla difesa delle navi mercantili e alla dei convogli, specie contro la minaccia dei barchini ostili che possono colpire il traffico civile. La linea della Marina è prudente ma netta. Le navi sono pronte a partire su indicazione del governo e l’addestramento non si ferma. Bergotto lo ha detto senza giri di parole: i rischi esistono sempre, ma il compito delle forze navali è tenerli sotto controllo e farsi trovare pronte quando arriverà il momento di agire.

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