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giovedì 23 Aprile, 2026
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Giorgia Meloni

Due siciliani tra i nuovi sottosegretari: perché Meloni si sta avvicinando all’isola?

Con le nomine di Giampiero Cannella alla Cultura e Massimo Dell'Utri agli Esteri, il governo vola a quota 4 rappresentanti dalla Sicilia. Ma perché la premier presta tutta questa attenzione alla Regione? E il caso Manlio Messina può aver avuto il suo peso?

Da Redazione
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Il governo Meloni ha posto fine al risiko dei sottosegretari, nominando nel corso del Consiglio dei ministri le cinque figure che andranno a coprire i ruoli rimasti vacanti nei vari ministeri. Se la nomina di Paolo Barelli al ministero dei Rapporti con il Parlamento sembrava scontata, dopo le sue dimissioni da capogruppo di FI alla Camera, non sono comunque mancate le sorprese.

Oltre alla veneta Mara Bizzotto alle Imprese e all’emiliano Alberto Balboni alla Giustizia, la premier ha deciso di nominare due sottosegretari originari della Sicilia. Si tratta del vicesindaco di Palermo, Giampiero Cannella di FdI, scelto come sottosegretario alla Cultura e del coordinatore di Noi Moderati per la Sicilia, Massimo Dell’Utri, che si è aggiudicato il ruolo alla Farnesina.

Una scelta che lascia trapelare un certo interesse di Meloni per la Regione del sud Italia. La scelta di Cannella, membro del primo partito del Paese, è un segnale preciso. Il governo vuole che venga riconosciuto il radicamento territoriale di FdI in Sicilia, al contempo investendo su un profilo che ovviamente conosce più di altri le dinamiche del patrimonio culturale e del turismo. La nomina di Massimo dell’Utri segue le stesse regole, oltre a voler rafforzare la presenza di esponenti siciliani nel partito.

Meloni e l’attenzione alla Sicilia

Con queste due nuove entrate, infatti, la Sicilia ha ben 4 rappresentanti all’interno del governo. Gli altri due sono Matilde Siracusano, deputata messinese di Forza Italia, oggi sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, e Giovanbattista Fazzolari, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’attuazione del programma di governo. Quest’ultimo, oltre ad essere uno dei centri nevralgici dell’Esecutivo, è anche uno dei fedelissimi di Meloni.

Ma per quale motivo la presidente del Consiglio sta rivolgendo tutta questa attenzione alla Sicilia? Nelle elezioni politiche del 2022, FdI ottenne in Sicilia solo il 18,4% dei voti, largamente battuto dal M5S con il 27,21% dei consensi. Alle Europee del 2024 si è passati al 20,19%, appena sotto FI con il 23,73%. All’ultima votazione sul referendum sulla Giustizia, l’affluenza siciliana è stata la più bassa del Paese e il “No” ha trionfato con il 60,9% dei consensi. Sembra, dunque, che FdI voglia radicarsi ancora di più sul territorio, alla ricerca di consensi in vista delle prossime elezioni politiche.

Il caso Manlio Messina

A pesare, poi, potrebbe essere anche un caso specifico. L’ex assessore regionale e già dirigente di FdI, Manlio Messina, aveva annunciato qualche giorno fa di voler “aprire il mio telefono e far capire cosa muove me e cosa invece muove chi gestisce il partito di Fratelli d’Italia”. Messina è un ex assessore regionale della Sicilia che ha lasciato il partito a marzo 2025, a poche ore di distanza dalla decisione di Giorgia Meloni di commissariare il partito in Sicilia a causa dei troppi scandali per affidarlo al romano Luca Sbardella.

Messina, però, ha deciso improvvisamente di fare dietrofront, chiarendo di non avere più voglia di parlare. La conferenza stampa che avrebbe dovuto tenere è stata annullata e le motivazioni sarebbero diverse. L’ex FdI ha dichiarato di essersi reso conto di non voler “fare un favore alla sinistra”, indebolendo la coalizione di governo. In più Messina continuerebbe ad avere buoni rapporti con Arianna Meloni, sorella del capo del governo. Proprio da quell’area sarebbe arrivato il messaggio più chiaro: ogni accusa al partito significherebbe bruciare ogni rapporto. Resta da capire se i nuovi nomi siciliani al governo siano un tentativo di mediazione o di maggior controllo sull’isola.

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