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giovedì 23 Aprile, 2026
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Rete neonazista. ANSA_US Questura di Milano

Arrestato un 19enne a Pavia. Era a capo di una rete neonazista online

La Procura ha disposto quindici perquisizioni, nove delle quali nei confronti di minorenni. Frasi shock in chat: "Useremo la testa degli ebrei come palla da calcio"

Da Sergio Di Laccio
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Un ragazzo di 19 anni è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di aver promosso e guidato una rete online neonazista e antisemita. L’indagine della Digos, coordinata dalla Procura di Milano e dalla Procura per i minorenni, ha portato anche a quindici perquisizioni in diverse regioni, nove delle quali nei confronti di minorenni.

La propaganda online

Secondo gli investigatori, il giovane, residente a Pavia, gestiva una chat neonazista chiamata “Terza Posizione”, utilizzata per diffondere propaganda razzista e contenuti di odio religioso. All’interno del gruppo sarebbero circolati messaggi di minimizzazione e apologia della Shoah, oltre ad appelli a scendere in piazza con mazze da baseball, molotov e coltelli, a usare “la testa di ogni singolo ebre come palla da calcio” e l’invito alla guerra per la “razza bianca”, definita “una razza di conquistatori”.
Il diciannovenne avrebbe anche pubblicato su TikTok diversi video con contenuti dello stesso tenore, tra i quali uno in cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria dem Elly Schlein venivano definite “burattini degli ebrei”.

Il riferimento a Terza posizione

Il nome della chat non è casuale. “Terza Posizione” era infatti il nome della famigerata organizzazione eversiva di destra radicale che negli anni Settanta si macchiò di diversi crimini e che intrecciò un complesso rapporto con i Nuclei Armati Rivoluzionari, responsabili di almeno 33 omicidi e della strage di Bologna, che il 2 agosto 1980 provocò la morte di 85 persone e il ferimento di oltre 200.
Secondo quanto emerso, il gruppo era facilmente accessibile online e puntava ad attirare soprattutto giovani e giovanissimi, anche minorenni, con l’obiettivo, secondo gli inquirenti, di spostare l’attività dal web alla realtà, creando veri e propri squadroni organizzati.

L’indagine e le perquisizioni

L’operazione è il risultato di un’attività di monitoraggio costante degli ambienti estremisti online da parte della Digos, in collaborazione con la Direzione Centrale Polizia di Prevenzione – Servizio per il Contrasto del terrorismo e dell’estremismo interno.
Gli investigatori hanno individuato il gruppo e ricostruito i ruoli dei partecipanti, ritenendo il 19enne il promotore e amministratore della rete. Le quindici perquisizioni disposte in tutta Italia mirano ora a chiarire l’estensione del fenomeno, il coinvolgimento di altri soggetti e le singole responsabilità di ognuno.

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