“Questa sparatoria è la dimostrazione che abbiamo bisogno di una nuova sala da ballo alla Casa Bianca”. Sono queste le nuove stravaganti parole scelte dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per commentare il fallito attentato nei confronti dei suoi funzionari durante la cena di gala che si doveva svolgere ieri sera a Washington. Dopo vari commenti denigratori nei confronti del sospettato e qualche frecciatina all’impianto di sicurezza dell’albergo, il presidente ha trasformato il suo discorso davanti ai corrispondenti invitati alla cena in un comizio a favore della creazione di una nuova ala della residenza presidenziale.
“Sarebbe più sicura, a prova di droni, con vetri antiproiettile. Ne abbiamo proprio bisogno”, ha proseguito il tycoon, difendendo una causa che sta cercando di portare avanti ormai da mesi. “La volevano da 150 anni per molte ragioni diverse, ma oggi è un po’ diverso perché oggi abbiamo bisogno di livelli di sicurezza che nessuno ha mai visto prima”, ha aggiunto con una certa convinzione. Il tutto dopo aver sottolineato come quest’ultima sparatoria abbia fortemente toccato sua moglie Melania, rimasta terrorizzata da quanto accaduto. Una serie di dichiarazioni che hanno creato una certa indignazione, vista l’importanza dell’attentato e la superficialità con cui è stato affrontato dal capo dello Stato.
Una sala da ballo da 400 milioni di dollari
La priorità del miliardario è apparsa quella di dimostrare l’utilità del suo progetto di rinnovamento della Casa Bianca. Dal suo punto di vista la nuova sala da ballo permetterebbe di eliminare queste aggressioni, facendo sentire davvero al sicuro tutti coloro che dovranno partecipare a future cene o incontri. Nessun riferimento, invece, al tema della proliferazione delle armi negli Usa. L’attenzione è stata tutta concentrata sul progetto presentato dall’amministrazione vigente che prevede una spesa di ben 400 milioni di dollari e la demolizione, già iniziata, dell’ala est della Casa Bianca.
I lavori sono al momento congelati a causa della sentenza di un giudice federale, che ha accolto la richiesta di ingiunzione preliminare presentata dal capogruppo ambientalista National Trust for Historic Preservation. Secondo l’accusa, Trump starebbe violando la Costituzione che riserva al Congresso Usa il diritto di disporre e di stabilire tutte le norme relative ai beni appartenenti agli Stati Uniti. Trump ha ovviamente criticato la decisione, sostenendo di non avere bisogno del via libera del Congresso per una costruzione che rientra nel budget della sua amministrazione e che utilizza fondi che non pesano sulle spalle dei contribuenti. La causa è ancora aperta e l’attentato del 25 aprile è divenuto il momento perfetto per rilanciare la sua posizione.
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