Cole Tomas Allen, l’uomo che ha aperto il fuoco durante la cena dell’Associazione dei corrispondenti della Casa Bianca, si presenterà oggi davanti a Matthew Sharbaugh, giudice federale degli Stati Uniti per il distretto di Columbia. Lo hanno riferito fonti attendibili del dipartimento di Giustizia al Washington Post. La sera del 25 aprile, alle 20.36, il 31enne ha fatto irruzione nella lobby dell’Hilton e ha aperto il fuoco. Ha sparato almeno un colpo prima di essere inseguito e arrestato dalle forze di sicurezza.
Le accuse a suo carico non sono ancora state formalizzate. È la procuratrice di Washington Jeanine Pirro ad aver indicato i reati per i quali verrà giudicato: aggressione ad agente federale e uso di arma da fuoco durante un crimine violento. Mentre il procuratore generale ad interim Todd Blanche ha detto di non escludere ulteriori capi d’accusa, tra cui il tentato omicidio.
Non vi sono dubbi sul movente. Lo esplicita lo stesso Allen in un manifesto inviato ai suoi genitori e pubblicato dal New York Post. “Sono cittadino degli Stati Uniti d’America e le azioni dei miei rappresentanti si riflettono su di me”. Si dissocia così dal curriculum politico e personale di Donald Trump, accusato di essere un pedofilo, stupratore e traditore. Fissa quindi gli obiettivi, auspicandosi di non dover uccidere un agente federale, ma – se necessario – “neutralizzarlo in modo non letale”.
Specifica che il personale dell’albergo e della Casa Bianca, così come gli ospiti, sarebbero dovuti uscirne illesi. Tuttavia, sottolinea di essere “disposto a esaminare quasi tutti i presenti per arrivare ai bersagli, partendo dal presupposto che la maggior parte delle persone ‘abbia scelto’ di partecipare a un discorso di un pedofilo, stupratore e traditore, e sia quindi complice”. Un lungo testo, dunque, che è anche un’ammissione di colpevolezza. Tanto da arrivare a scusarsi anticipatamente con la sua famiglia, i suoi studenti – Allen lavora come insegnante, ndr – e con chiunque abbia avuto a che fare con lui.
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