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I colossi del web come Google, Apple e ByteDance “contano di poter aspettare più a lungo, spendere di più e agire più duramente della Commissione Europea. Si sbagliano. Chiediamo che la Commissione smetta di impegnarsi in un dialogo normativo infinito e inizi a usare i denti: misure provvisorie, ispezioni e multe reali che incidono concretamente sui loro profitti”. Lo dichiara l’eurodeputato tedesco del Ppe Andreas Schwab, coautore di una risoluzione sull’applicazione del Digital Markets Act, presentata a nome del Ppe.
Il Digital Markets Act, continua Schwab, “funziona: vediamo schermate di scelta migliorate e una maggiore interoperabilità. Tuttavia, ciò che stiamo ottenendo da alcuni gatekeeper è un esempio da manuale di come ‘spuntare le caselle’, ovvero fare il minimo indispensabile per soddisfare il testo legale, minando attivamente lo spirito della legge. Il Parlamento Europeo ha smesso di aspettare”.
“Siamo ora nella fase di applicazione rigorosa – aggiunge – e avvertiamo la Commissione: il costo della non conformità deve essere sistematicamente superiore al costo della conformità, altrimenti il Dma sarà un fallimento. Abbiamo Google che continua a favorire i propri servizi nei risultati di ricerca, Apple che crea nuove strutture tariffarie che assomigliano sospettosamente a vecchie barriere e aziende come ByteDance che utilizzano ‘dark patterns’ per manipolare il consenso. Non si tratta di problemi tecnici accidentali; si tratta di scelte strategiche”, conclude.
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