“Mi fido di lui”. La premier Giorgia Meloni non ha dubbi sul caso Minetti: la colpa non è del Guardasigilli Carlo Nordio. Infatti, durante la conferenza stampa per la presentazione del nuovo decreto Lavoro, specifica immediatamente: “Non deve dimettersi”. La questione è delicata, tanto che vicino a lei siede il sottosegretario a Chigi Alfredo Mantovano, pronto a intervenire in caso di difficoltà. Ed è inusuale, se escludiamo il G7 e il G20 di inizio anno. L’obiettivo è blindare il ministro della Giustizia, senza però attaccare frontalmente il Colle. Un terreno scivoloso. E quindi Meloni sfodera il capro espiatorio che preferisce: le toghe.
“Nordio, ndr – si avvale della magistratura per fare le indagini, che a sua volta si avvale della polizia giudiziaria”, le parole della premier, “quindi è ovvio che difficilmente il ministro potesse sapere qualcosa che non sapeva la Procura generale”. Meloni è arrivata preparata all’incontro con la stampa, in quanto in mattinata aveva incontrato personalmente il Guardasigilli e il suo sottosegretario Mantovano a Palazzo Chigi. Quest’ultimo si era informato su eventuali errori o forzature, dopodiché ha dettato la linea.
In sostanza, il concetto è chiaro. La premier sottolinea che, qualora l’inchiesta de Il Fatto Quotidiano dovesse essere confermata anche dalle indagini sulla infondatezza delle condizioni per la grazia, “sicuramente qualcosa manca nel lavoro che è stato fatto”, ma questo non è di competenza del ministero. Meloni si appella alle 1.245 richieste, il cui iter – a quanto pare – risulta essere il medesimo seguito dalla pratica di Nicole Minetti.
Dopodiché, l’affondo: “Poi possiamo dire che in Italia c’è sempre un capro espiatorio, che è il governo italiano”. Una riflessione che segue la sentenza definitiva: il caso dell’ex igienista di Silvio Berlusconi non riguarda l’esecutivo, perché la richiesta per la grazia va presentata alla Procura generale e qui viene messa in esame. Diventa chiaro che la colpa, per Meloni, ricade nuovamente sulle toghe. Tanto che i cronisti le evidenziano questa sottigliezza, alla quale la presidente del Consiglio risponde indispettita: “Guardi no, è colpa di Nordio, come sempre. È sempre colpa nostra”.
Quando infine i giornalisti le chiedono un commento sulla concessione della grazia, la premier si rifiuta di giudicare la scelta del Quirinale. “Poi scrivete ‘Meloni dice a Mattarella cosa fare’. Se vuole, beviamo un bicchiere di vino e le dico cosa penso” – ha quindi lasciato la sala stampa.
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