mercoledì 6 Maggio 2026
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Morta la madre di Avila, attivista della Flotilla: lui non lo sa perché in carcere in Israele

La donna è morta a Brasilia mentre il figlio è in cella per aver preso parte alla spedizione umanitaria diretta verso Gaza. La famiglia e l'Onu ne hanno chiesto la scarcerazione

Da Laura Laurenzi
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Una tragedia nella tragedia. È morta la madre dell’attivista brasiliano della Global Sumud Flotilla, Thiago Avila, detenuto in Israele in regime di isolamento. La donna aveva 63 anni ed è morta a Brasilia dopo una lunga malattia. Avila non è stato informato di quanto accaduto, in quanto si trova in prigione senza possibilità di alcun contatto con l’esterno. Il decesso della madre è il simbolo dell’ingiustizia vissuta dall’attivista, arrestato in acque internazionali mentre partecipava ad una spedizione umanitaria legale, la cui unica colpa era quella di essere diretta verso Gaza.

“Teresa Regina de Avila e Silva ha affrontato anni di grave malattia con coraggio, serenità e dignità, spinta da un’incrollabile volontà di vivere e circondata dall’amore incondizionato della sua famiglia. La figlia di Thiago, di due anni, porta il suo nome”, si legge nella nota rilasciata dagli attivisti della Global Sumud Flotilla. Gli stessi che hanno definito la situazione “straziante” e hanno ribadito l’appello della famiglia a Israele per l’immediata liberazione dei due militanti che si trovano nelle carceri dello Stato ebraico. Insieme a Thiago Avila è infatti detenuto l’attivista spagnolo Saif Abu Keshek. Le loro foto dopo poche ore dall’arresto hanno fatto il giro del mondo. I due sono apparsi tumefatti a causa delle violenze subite.

Perché Avila è in carcere in Israele

Avila e Abu Keshek sono stati sequestrati nella notte tra il 28 e il 29 aprile, durante il blitz di Israele contro la spedizione umanitaria. Un’operazione che si è svolta a centinaia di miglia nautiche dalle coste di Israele e Gaza, dove Tel Aviv non avrebbe giurisdizione. Oltre 270 attivisti così sono stati portati nel Paese ma solo i due sopracitati sono ancora detenuti. Il 5 maggio il tribunale ha prorogato la loro detenzione cautelare fino all’11 maggio basandosi su “elementi di prova segreti”. Questi dati su cui si è basata la decisione, quindi, non sono stati resi pubblici.

Il portavoce dell’ufficio dell’Onu per i diritti umani, Thameen Al-Kheetan, ha dichiarato che “Israele deve rilasciare immediatamente e senza condizioni i due attivisti, in quanto detenuti senza alcuna accusa formale”. Inoltre, ha stabilito che non si tratta di crimini mostrare solidarietà e tentare di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese di Gaza, che continua ad averne urgente bisogno.

Leggi anche: “Se hanno la fortuna di essere fermati gridano alla tortura”. La Russa attacca la Flotilla

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