venerdì 8 Maggio 2026
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli. ANSA_Riccardo Antimiani

Cinema in rivolta contro Giuli: flop milionari e fondi nel caos

Il titolare del Mic è finito al centro del fuoco incrociato di registi, attori e lavoratori del mondo del cinema. Più tutele e finanziamenti giusti a opere che meritano per il loro alto valore artistico, sono queste le richieste di chi vede nel Mic una mancanza di interesse per un settore che fino a pochi decenni fa era il fiore all'occhiello del Paese

Da Laura Laurenzi
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Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, è al centro di un percorso politico piuttosto burrascoso. Da quando è subentrato al suo predecessore, Gennaro Sangiuliano, dimessosi per lo scandalo legato a Maria Rosaria Boccia, il ministro continua a finire al centro di scandali e polemiche riguardanti le arti che tanto sostiene di adorare. Prima il caso della Biennale di Venezia che, seppur esterna al governo, ha creato un certo imbarazzo con l’inserimento di un padiglione russo nella sua esposizione, ora quello della crisi del cinema.

È innegabile che in Italia esista una crisi del settore cinematografico, con migliaia di lavoratori che vedono le loro possibilità ridursi di giorno in giorno. Un esaurimento che è stato portato sul palco dei David di Donatello dalle attrici e dagli attori che quotidianamente vivono le difficoltà dei loro collaboratori. La giovanissima Matilda De Angelis ha lanciato una frecciatina non eccessivamente velata al ministro della Cultura, chiedendosi come sia stato possibile “lasciarsi abbrutire e umiliare, invece di essere indomiti come Goliarda Sapienza”.

I dubbi sui fondi erogati

Il settore, però, si interroga non solo sul perché non vengano erogati fondi a sostegno del cinema, ma anche perché quei pochi che sono liquidati siano dedicati a opere che poi non ottengono successi al botteghino o trionfi alle premiazioni. Non tutti i casi sono uguali, eppure vi sono alcune pellicole che hanno attirato l’attenzione degli inquirenti.

Come riferito dal quotidiano La Verità, di solito sempre molto vicino ad ambienti di governo, la Guardia di finanza ha operato diverse perquisizioni al ministero della Cultura per prendere in consegna documenti riguardanti questi finanziamenti. Sono diversi i film nella lente di ingrandimento dei finanzieri. Da Tradita, un thriller sentimentale con Manuela Arcuri che ha incassato 26mila euro al botteghino, a fronte di 1,2 milioni di tax credit e 2,9 milioni di costi complessivi, fino a Il tempo delle mele cotte e un documentario su Gigi D’Alessio.

Il caso del documentario su Regeni

La pietra dello scandalo resta comunque l’esclusione dai finanziamenti del documentario su Giulio Regeni. Una scelta contestata anche dallo stesso Giuli, anche se solo dopo le polemiche pubbliche. Al suo posto sono stati finanziati documentari che non sono finalisti al David di Donatello, che non sono stati premiati alla Festa del Cinema di Roma e che non hanno ottenuto la richiesta della Farnesina di rappresentare l’Italia. Una serie di stranezze che hanno creato una certa rabbia nel settore. Intanto, le proposte dell’opposizione per una riforma del lavoro cinematografico restano inascoltate dalla maggioranza, mentre il Paese vede allontanarsi il sogno di riportare il grande cinema italiano ai vecchi fasti.

Leggi anche: Resa dei conti nella maggioranza: la Lega fa pagare il conto a Forza Italia sul nucleare

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