domenica 10 Maggio 2026
Manifestazioni Iran ph Facebook

“Boycott Eurovision”: 200 manifestanti iraniani protestano contro la presenza di Israele

Le proteste sono scattate nel giorno della cerimonia di apertura del contest canoro. Gli attivisti stanno intonando slogan contro l'organizzazione dell'evento e sventolano bandiere dell'Iran sotto il governo dello Scià

Da Laura Laurenzi
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Vienna si appresta ad ospitare la spettacolare 70esima edizione dell’Eurovision, la competizione canora organizzata dall’Ebu (Unione europea di Radiodiffusione). La stessa che rischia di passare alla storia come la più contestata di sempre. Il motivo è lo stesso degli anni passati, se non rinforzato: la partecipazione di Israele. Da diversi mesi continuano ciclicamente a riaprirsi le polemiche sulla partecipazione dello Stato ebraico al contest canoro.

Quest’anno a rafforzarle c’è la guerra portata avanti in Libano e in Iran con il supporto degli Stati Uniti. Così oggi, in vista della cerimonia di apertura dell’Eurovision, circa 200 manifestanti iraniani si sono raccolti poco lontano dal Turquoise Carpet del Municipio di Vienna, con l’obiettivo di protestare sia contro il regime degli Ayatollah sia contro la decisione degli organizzatori di permettere al cantante israeliano Noam Batten di prendere parte alla gara.

I manifestanti hanno ricordato le gravi azioni compiute dal Paese nei confronti di Gaza e ora dell’Iran e del Libano, nella guerra scatenata insieme al presidente Usa, Donald Trump. “Boycott Eurovision” è uno degli slogan di questi attivisti, che stanno sventolando le bandiere dell’Iran sotto lo Scià per manifestare la loro volontà di liberare l’Iran dal governo attuale.

Le polemiche sull’Eurovision

Una protesta che segue di diversi mesi la dura presa di posizione di cinque Paesi europei che hanno deciso di non inviare i loro cantanti a Vienna per prendere parte all’Eurovision. Irlanda, Olanda, Slovenia, Spagna e Islanda hanno annunciato di non ritenere corretta la presenza di un Paese che avrebbe messo in atto una brutale invasione di un altro territorio. L’Italia ha deciso di non prendere parte alla protesta, inviando così il vincitore di Sanremo per rappresentare il Paese. Sal Da Vinci porterà in eurovisione la sua “Per sempre sì“, mentre in molti si interrogano sulla correttezza della partecipazione.

Non è la prima volta che l’Eurovision si scontra con questo tipo di proteste. Già lo scorso anno era stato fatto presente che per Israele non era stato adottato lo stesso comportamento avuto verso la Russia, espulsa dal contest subito dopo l’inizio della campagna di invasione in Ucraina. Nel corso della conferenza stampa Rai che ha anticipato la gara, Sal Da Vinci si è espresso con un’opinione condivisa dalla Rai: “L’Eurovision non è una questione politica, la musica non c’entra niente. Io rispetto chi protesta, ma io personalmente ho sempre visto nella musica un bagno di pace”.

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