In un mondo in cui la rivendicazione religiosa è tornata a dominare i conflitti internazionali, Papa Leone XIV non ha dubbi: “Mai strumentalizzare Dio per fini militari, economici o politici”. Parole pronunciate in presenza dei rappresentanti della comunità musulmana senegalese e degli esponenti della Chiesa cattolica locale. Il perseguimento della fede, insomma, non ha nulla a che vedere con la violenza e la ricerca di sopraffazione.
Prevost ha inoltre condannato “ogni forma di discriminazione e persecuzione basata su razza, religione o origine”, sottolineando come invece “il dialogo interreligioso” sia “un mezzo prezioso per allentare le tensioni e costruire una pace duratura”. Il Senegal è lo specchio di questo approccio, tanto che Leone lo erge a esempio di ospitalità, solidarietà e capacità di confronto paziente tra le parti.
La guerra mascherata dall’invocazione di Dio, ribadisce, è una distorsione dei messaggi contenuti nei testi sacri, che invece invitano all’amore e alla tolleranza. In conclusione dell’incontro, Leone XIV ha richiamato nuovamente al concetto di fraternità come unica e vera alternativa alla violenza. La denuncia ai potenti del mondo, che in questo momento – troppe volte – hanno affermato di agire in nome della propria fede, è chiara.
A poco è servito l’incontro del Papa con il segretario di Stato Usa Marco Rubio. La linea di Prevost rimane la stessa. Il suo compito si traduce in poche parole: “Predicare il Vangelo, predicare la pace”.
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