Il Piano Casa presentato con un certo orgoglio da Giorgia Meloni favorirà l’edilizia privata rispetto a quella pubblica. È questo l’allarme lanciato dai sindacati italiani nel corso delle audizioni in commissione Ambiente della Camera, proprio nell’ambito dell’esame del decreto legge. La Presidente del Consiglio ha presentato il testo organizzando anche una conferenza stampa – una delle poche che si sono svolte in questi tre anni e mezzo di governo – per chiarirne i punti cardine.
Il progetto è stato pensato per risolvere la piaga del disagio abitativo e per rispondere ai bisogni dei cittadini, a cui appare sempre più difficile riuscire a far quadrare i conti e permettersi anche solo un monolocale nelle periferie delle grandi città. Il problema, con tutte le distinzioni necessarie, è presente su tutto il territorio italiano. Per questo, il Piano Casa prevede lo stanziamento di poco più di 100 milioni di euro per il 2026 al fine di scuotere l’edilizia del Paese e di garantire case a prezzi calmierati.
L’allarme dei sindacati sul Piano Casa
Eppure, dietro questa facciata dorata si nasconde un interesse nei confronti del settore privato, che si occuperà della maggior parte dei lavori. Così, ancora una volta, il governo Meloni si dimentica del settore pubblico, favorendo la privatizzazione di un intero piano. “Il governo sta scaricando la questione dell’emergenza abitativa sul mercato immobiliare e sui grandi operatori privati anziché rafforzare l’edilizia pubblica”, ha criticato Daniela Barbaresi, segretaria confederale della Cgil, sottolineando come nel progetto manchi una strategia nazionale organica necessaria ad affrontare il disagio abitativo nel lungo termine e non solo come misure tampone. Un pensiero condiviso da molte altre associazioni.
Anche il presidente di Federcostruzioni, Emanuele Ferraloro, ha messo in luce le potenzialità mancate di questo decreto. Il governo ha trascurato un possibile piano strutturato capace di dare uno scossone all’edilizia pubblica italiana. “Dovrebbe essere anche l’occasione per riprendere e finalizzare una riforma della normativa che riguarda edilizia e urbanistica, superando norme datate da decenni e non più aderenti ai cambiamenti della società e dell’economia del Paese”, ha chiarito.
Critico anche l’intervento di Elisa Sermarini, responsabile della comunicazione della Rete dei Numeri Pari, che ha definito il Piano casa “irrealistico, privo di una vera strategia pubblica e inadeguato rispetto ai bisogni reali del Paese”. I 100mila alloggi previsti in 10 anni, infatti, non riuscirebbero a sopperire alle richieste della cittadinanza. Inoltre, il progetto sarebbe eccessivamente sbilanciato a favore dei privati e della rendita, a scapito del servizio abitativo pubblico già indebolito da anni di tagli. “Non vengono finanziati i fondi per l’affitto e per la morosità incolpevole, privando i Comuni di risorse essenziali”, ha poi concluso con durezza.
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