Finché Giorgia Meloni vince, dentro Fratelli d’Italia regge una tregua. Tutti si dichiarano fedeli alla leader, tutti parlano di unità, tutti si riconoscono nel partito della premier. Ma sotto la superficie il quadro è molto meno compatto. FdI oggi assomiglia a una federazione di gruppi di potere che convivono grazie ai risultati elettorali e alla forza politica di Meloni. Le correnti non hanno più nomi ufficiali come nella vecchia Dc, ma esistono eccome. E hanno un peso.
Con il conto alla rovescia verso le prossime politiche del 2027 già iniziato, in via della Scrofa cresce il peso delle alleanze interne. La struttura resta verticale: candidature e carriere dipendono da pochi dirigenti vicini alla presidente del Consiglio. Ma attorno a quel tavolo si muovono interessi, territori e fedeltà diverse.
La Russa resta il grande regista
Tra i dirigenti che hanno più influenza c’è il presidente del Senato Ignazio La Russa. Nonostante le polemiche che lo accompagnano da anni, continua a essere uno degli uomini più ascoltati da Meloni. Controlla il partito in Lombardia e mantiene forti agganci in Sicilia, sua terra d’origine.
A Milano lavora da mesi alla futura sfida per il Comune. Il nome che sponsorizza è quello di Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, considerato il profilo giusto per attrarre l’elettorato cattolico e contendere la città al centrosinistra. Sullo sfondo c’è anche la partita per la Regione Lombardia, oggi guidata dal leghista Attilio Fontana. Più complicata la situazione siciliana. Il partito nell’isola è commissariato e affidato al deputato Fdi Luca Sbardella, chiamato a gestire una realtà segnata da scontri interni e tensioni dopo le inchieste che hanno coinvolto esponenti della giunta regionale guidata dal presidente Renato Schifani.
Arianna Meloni sotto pressione
Sempre più delicato anche il ruolo di Arianna Meloni, sorella della premier e responsabile della segreteria politica del partito. Gira l’Italia per spegnere incendi locali, ma molte federazioni regionali restano in crisi. Nel partito cresce chi le rimprovera una gestione debole dei territori. Il caso più evidente è la Puglia. Qui il centro delle polemiche è Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute e coordinatore regionale di FdI. A Roma viene considerato uno degli uomini più vicini alla famiglia Meloni, ma sul territorio molti dirigenti lo accusano dei risultati negativi alle amministrative e di avere poco consenso personale.
Le tensioni non riguardano solo il Sud. Anche in Sicilia Arianna Meloni ha trovato un partito diviso in fazioni e logorato da rivalità interne mai risolte.
Il peso del blocco Lollobrigida
Un altro asse decisivo è quello costruito dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Negli anni ha creato una rete solida di amministratori, parlamentari e dirigenti locali, soprattutto nel Lazio. Attorno a lui ruotano figure come il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, il senatore Marco Silvestroni e il deputato Luciano Ciocchetti.
La sua influenza però supera Roma. In Veneto dialoga con il ministro delle Imprese Adolfo Urso e con l’europarlamentare Elena Donazzan. In Campania il riferimento resta il viceministro Edmondo Cirielli, mentre in Calabria pesa la sottosegretaria Wanda Ferro.
Più che una corrente organizzata, è un sistema di relazioni che attraversa il partito e tiene insieme anime diverse della destra.
Fazzolari e il controllo del governo
Se Lollobrigida presidia il partito, Giovanbattista Fazzolari controlla il fronte di governo. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è considerato il principale consigliere politico della premier. Dalle nomine alle strategie di comunicazione, quasi ogni scelta passa dal suo ufficio.
Non ama le battaglie territoriali, ma mantiene un rapporto diretto con parlamentari e dirigenti dell’area più vicina all’Ufficio studi di FdI, come i deputati Francesco Filini e Sara Kelany. Nel partito nessuno mette in discussione la leadership di Giorgia Meloni. Ma il collante resta il consenso. Perché dietro la facciata del “siamo tutti meloniani”, Fratelli d’Italia continua a essere attraversato da vecchie diffidenze, rivalità personali e lotte di territorio. E se un giorno i sondaggi dovessero calare, quell’equilibrio potrebbe diventare molto più fragile.
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