Mentre il mondo osserva con interesse e un certo timore l’evolversi del conflitto tra Usa e Iran, c’è un’altra parte di Medio Oriente che sembra essere stata dimenticata. La Striscia di Gaza non è più l’obiettivo dei bombardamenti israeliani, ora concentrati in Libano, eppure la devastazione e la sofferenza della guerra non l’hanno mai abbandonata del tutto. Le uccisioni sistematiche continuano, seppur in numero minore, e le macerie provocate dal conflitto non sono ancora state sostituite con nuove case o edifici per la popolazione palestinese.
Gaza è rimasta congelata alla fase più acuta della guerra. Hamas è ancora sul territorio e nessun governo di transizione ha preso il potere nella regione. A doversi occupare di tali questioni avrebbe dovuto essere il Board of Peace creato e presieduto da Donald Trump. Un’iniziativa privata, nata per sostituire l’azione dell’Onu, e che però non è mai partita. Il tycoon ha organizzato una cerimonia pubblica e sfarzosa per presentare il progetto, alla presenza dei leader dei Paesi che hanno preso parte all’iniziativa o che si sono almeno detti favorevoli. Gli stessi a cui è stata chiesta una quota di partecipazione miliardaria.
Il nodo di Hamas nel governo di Gaza
Eppure, il Board ha finora ricevuto meno di un miliardo di dollari di donazioni, la cui finalità non è stata specificata. Non è chiaro se serviranno per la ricostruzione di Gaza o per le spese di mantenimento del Board o magari per entrambe le questioni. Per ora solo Usa, Arabia Saudita, Qatar e Kuwait avrebbero versato le loro quote, ma non risulterebbero tra i finanziatori della commissione. In sostanza, non ci sono certezze sul futuro del Consiglio per la pace, né sulla possibile ricostruzione di Gaza.
In più c’è da risolvere la questione della presenza di Hamas sul territorio. Israele pretende il disarmo dell’organizzazione e la sua assenza da ogni forma di governo che si instaurerà nella Striscia. Il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov, nominato da Trump direttore del Board, ha già cambiato versione. “Non stiamo chiedendo ad Hamas di scomparire come movimento politico. Un partito politico che rinunci all’attività armata può partecipare alla competizione politica”, ha sostenuto da Gerusalemme. D’altronde, Israele non si è ritirato dalla Striscia, segnalando che buona parte del piano di pace non è stato rispettato.
Intanto, a Gaza si continua a morire. Un dettaglio che non sembra più interessare al tycoon, che sta ancora valutando in che modo poter sfruttare il territorio a suo favore.
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