lunedì 25 Maggio 2026
Giorgia Meloni

L’Ue taglia le stime di crescita dell’Italia: il governo Meloni non riesce a far fronte allo shock energetico

Secondo le Previsioni Economiche di Primavera 2026 il nostro Paese nel 2027 avrà il debito pubblico più alto d'Europa. Una conseguenza dei rincari legati alla guerra in Iran e ai dazi imposti da Donald Trump

Da Laura Laurenzi
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L’impreparazione dell’Italia e la mancanza di piani energetici ed economici strutturati per far fronte a eventuali periodi di crisi hanno dimostrato al governo Meloni che porre rimedio alle emergenze non è mai una soluzione migliore che prevederle. Il nuovo rapporto europeo sulla crescita dei Paesi membri è stato una sveglia durissima per il nostro esecutivo, messo di fronte alla conferma di un pesante rallentamento della produzione industriale italiana e a rincari impressionanti dovuti alla mancanza di rinnovabili capaci di sopperire ai rialzi di petrolio e gas naturale liquido.

La Commissione Ue ha tagliato le stime di crescita del nostro Paese. Nel 2026 il Pil è previsto al +0,5% e non più al +0,8% individuato in autunno. Nel giro di pochi mesi, il contesto è radicalmente cambiato e l’Europa cerca di correre ai ripari di fronte ad una delle emergenze più gravi dell’ultimo decennio.

Il monito dell’Ue sulla crisi energetica

Anche per il 2027 Bruxelles rivede al ribasso la crescita della nostra Nazione allo 0,6% dallo 0,8% precedente. Un segnale che la crisi è destinata ad avere una durata più lunga di quanto finora immaginato. Come spiegato dal commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, l’inflazione energetica sembra destinata ad aumentare ulteriormente nei mesi di maggio e giugno nell’Ue e nell’Eurozona, raggiungendo un picco di circa l’11% su base annua nel secondo trimestre e rimanendo elevata fino all’inizio del prossimo anno. Le pressioni sui prezzi, poi, continueranno ad aumentare a causa del rialzo dei costi energetici.

Un quadro preoccupante su cui Dombrovskis invita alla cautela. I singoli Stati non devono cedere al ritorno al carbone per cercare di tamponare la crisi, preferendo soluzioni mirate e temporanee che però tengano sempre a mente l’obiettivo a lungo termine della decarbonizzazione. Un obiettivo che in questi mesi sembra essere passato in secondo piano. Le singole Nazioni sono infatti alle prese con una crisi per cui sono del tutto impreparate e che rischia di avere conseguenze gravi sulla competitività e in generale sull’industria europea.

La crisi ferma la crescita e le stime dell’Italia

Nel caso dell’Italia, l’Ue stima che il debito pubblico raggiungerà il 138,5% del Pil nel 2026. Una previsione in rialzo rispetto al 137,9% delle previsioni dello scorso autunno. Inoltre, nel 2027 il debito pubblico italiano dovrebbe ufficialmente diventare il più alto dell’Unione europea, superando la Grecia. Allo stesso modo, nei prossimi mesi si andrà incontro ad un aumento dello spread e a possibili aumenti di tassi di interesse decisi dalla Bce. Dopo anni in cui l’Europa sembrava essersi rimessa in moto, la guerra di Donald Trump si è rivelata un ostacolo difficile da evitare.

L’unica consolazione risiede nelle stime sul deficit italiano che nel 2026 e nel 2027 dovrebbe scendere al di sotto del 3%. In questo modo l’Italia dovrebbe uscire dalla procedura di infrazione imposta dall’Ue. Una magra consolazione, visto che questo obiettivo avrebbe dovuto essere raggiunto già lo scorso anno. Anche in questo caso, la minaccia dei dazi e il rincaro dei carburanti e del petrolio hanno rallentato enormemente i piani del governo italiano.

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