Tra oggi e domani 6,6 milioni di italiani sono chiamati alle urne per eleggere i sindaci e i consiglieri di 743 Comuni. Circa il 10% della popolazione avrà il diritto e il dovere di esprimere una scelta politica sulla base delle sue considerazioni. A due mesi di distanza dal referendum sulla Giustizia, il governo Meloni si avvicina ad un altro grande banco di prova. Dopo la sconfitta sulla separazione delle carriere, il voto alle comunali permetterà di comprendere se il cambio di direzione di questi ultimi mesi possa aver dato uno scossone importante alle intenzioni di voto.
Alle 19 del primo giorno di votazioni l’affluenza è al 34,5%, come riporta il sito Eligendo. In particolare, in Emilia Romagna l’affluenza ha registrato il 31,25%. Nelle Marche si è verificata una diminuzione rilevante del 2% e si ferma, per ora, al 33,03%. Situazione simile anche a Venezia, dove hanno votato il 31,30% degli elettori rispetto al 36,20% delle Comunali precedenti.
Quasi in paro, invece, le percentuali del Friuli Venezia Giulia (30%) e dell’Abruzzo (38,60%). Ottimi risultati in Campania, dove l’affluenza è del 37,19%, addirittura in crescita rispetto alle rilevazioni di cinque anni fa.
Dove si vota
Tutti gli occhi sono puntati su Venezia, unico capoluogo di Regione al voto. Il sindaco uscente, Luigi Brugnaro, non può ricandidarsi avendo concluso i suoi due mandati. Il centrodestra ha candidato l’assessore uscente Simone Venturini con l’obiettivo di mantenere il controllo sulla città, ma Andrea Martella, candidato del centrosinistra, sembra il favorito di questa tornata elettorale. Il passaggio della prima città del Veneto, avamposto della destra da decenni, al campo progressista sarebbe un duro colpo per la coalizione guidata da Giorgia Meloni.
Una certa attenzione è rivolta anche a Lecco, in Lombardia, dove il sindaco Matteo Gattinoni, esponente del centrosinistra, sfida Filippo Boscagli, sostenuto dai partiti di centrodestra. A Mantova il centrosinistra candida Andrea Murari, per il centrodestra corre Raffaele Zancuoghi. Il M5S candida Mirko Gragnato.
I Comuni al voto sono 743, di cui 118 oltre i 15.000 abitanti. Sul totale, sono 18 i capoluoghi di provincia chiamati al voto: Agrigento, Andria, Arezzo, Avellino, Chieti, Crotone, Enna, Fermo, Lecco, Macerata, Mantova, Messina, Pistoia, Prato, Reggio Calabria, Salerno, Trani e Venezia. Ogni singolo risultato si aggiungerà ad un totale che permetterà di comprendere in che direzione si sta muovendo l’elettorato. Un vero e proprio test in vista delle elezioni politiche del 2027.
Come si vota per le comunali
Per le Comunali si voterà domenica 24 maggio dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15, quando inizieranno le operazioni di spoglio. Per i Comuni con oltre 15mila abitanti, se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta, si voterà al ballottaggio domenica 7 e lunedì 8 giugno. In Sicilia e Friuli Venezia Giulia, così come nei Comuni più piccoli, la soglia per l’elezione al primo turno è il 40% +1. Nei Comuni della Sardegna, invece, si voterà il primo turno il 7 e l’8 giugno.
Nei Comuni con più di 15mila abitanti, l’elezione dei consiglieri si effettuerà con metodo proporzionale e sarà previsto l’eventuale turno al ballottaggio se nessuno dei candidati ottiene il 50% +1 di voti. Ciascun candidato sindaco sarà collegato a una o più liste di candidati o consiglieri comunali e l’elettore potrà esprimere la doppia preferenza di genere e il voto disgiunto, ovvero scegliendo un sindaco e una lista a lui non collegata.
Si potrà porre una X sia sul simbolo del sindaco che su una delle liste a lui collegate, oppure solo sul sindaco e il voto non si estenderà a nessuna delle liste che lo sostengono. Si potranno esprimere una o due preferenze per i consiglieri comunali. Nel caso in cui si volesse esprimere la preferenza per due consiglieri, dovranno appartenere alla stessa lista e avere sesso diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza. Le liste che sostengono il candidato sindaco eletto otterranno il 60% dei seggi in Consiglio, ma solo se avranno ottenuto il 40% dei voti e se un’altra coalizione di liste non avrà superato il 50% dei voti validi al primo turno. La soglia di sbarramento sarà al 3%.
Nei Comuni con meno di 15mila abitanti, l’elezione avverrà tramite sistema maggioritario, ovvero sarà eletto il candidato che ha ottenuto più voti. Ogni candidato è collegato a una sola lista di candidati consiglieri e l’elettore potrà scegliere solo il candidato e la lista collegata. Non sarà consentito il voto disgiunto. L’elettore può esprimere anche voti di preferenza per candidati alla carica di consigliere, ma nei Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti la preferenza può essere solo una.
Leggi anche: Mentre l’Italia sprofonda Meloni elogia Almirante, firmatario (mai pentito) del manifesto sulla razza
Seguite La Sintesi sui nostri social!
