giovedì 28 Maggio 2026
Francesca Albanese

Francesca Albanese è di nuovo nella lista delle persone sanzionate dagli Usa

La relatrice Onu è finita nella lista per la sua presa di posizione contro le azioni violente del governo Netanyahu. Una settimana fa era stata rimossa perché la decisione dell’amministrazione Trump era stata ritenuta contraria alla libertà di parola e di opinione

Da Laura Laurenzi
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Gli Stati Uniti hanno reinserito Francesca Albanese nella lista delle persone soggette a sanzioni nel territorio statunitense. La giurista italiana, dal 2022 relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, sta pagando a caro prezzo le sue prese di posizione intransigenti contro le azioni violente del governo di Benjamin Netanyahu.

Perché Albanese è stata sanzionata?

Nel luglio 2025, per la prima volta, era stata sanzionata dall’amministrazione Trump in quanto ritenuta responsabile di “una campagna di guerra politica ed economica contro Washington e Tel Aviv. Nello specifico, Albanese è stata criticata per aver sostenuto le cause della Corte penale internazionale contro alcuni membri del governo dello Stato ebraico, tra cui lo stesso primo ministro Benjamin Netanyahu. Inoltre la giurista sarebbe stata ritenuta responsabile di minacce all’interesse nazionale degli Usa, avendo rivolto accuse alle aziende statunitensi in relazione alla guerra a Gaza.

La scorsa settimana, gli Stati Uniti avevano revocato queste sanzioni dopo la decisione di un giudice federale, il quale ha ritenuto che i provvedimenti contro la cittadina italiana violassero il primo emendamento della Costituzione statunitense. In sostanza, queste sanzioni non rispetterebbero la libertà di parola e di opinione. Una decisione giunta dopo le denunce del marito e della figlia della relatrice speciale dell’Onu sulle gravi ripercussioni che queste sanzioni stavano avendo su Albanese.

Le conseguenze delle sanzioni

Queste sanzioni prevedono il congelamento dei beni negli Usa e il divieto di avere rapporti commerciali con il Paese. Inoltre, Albanese e le altre persone sanzionate non possono entrare negli Stati Uniti ed effettuare operazioni bancarie sul territorio Usa. La giurista non può quindi avere accesso alla sua abitazione a Washington, non può ricevere bonifici dal marito o aprire un conto corrente in Europa per cercare di superare il blocco Usa.

L’amministrazione Usa aveva prontamente presentato ricorso, chiarendo che la sospensione avrebbe potuto essere temporanea. A una settimana di distanza quindi Albanese è di nuovo nella lista dei “soggetti specificamente designati” del dipartimento del Tesoro statunitense. La situazione è quindi tornata alla posizione di partenza. Già nei giorni scorsi, l’eurodeputato del M5S, Danilo Della Valle, aveva esortato la Commissione Ue a prendere posizione a favore di Albanese e dei giudici della Cpi sanzionati dagli Usa. “Serve attivare lo statuto di blocco, lo scudo legale nato per proteggere cittadini ed entità europee dagli effetti di sanzioni di Paesi terzi, come gli Usa”, ha spiegato il pentastellato.

Leggi anche: La Lega spacca ancora la maggioranza: “No all’Ucraina nell’Ue”

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