In Italia il tasso di occupazione nella fascia di età dai 20 ai 29 anni è del 47,6%. La media europea è del 65,5%. Eppure, il governo Meloni non ha osservato questi dati ipotizzando un intervento strutturale, sostenuto dai fondi del Pnrr, per dare uno scossone ad una fascia della società che tra pochi anni dovrà far fronte ai maxi pensionamenti e alla crisi occupazionale. A cosa è servito, dunque, il Piano nazionale di ripresa e resilienza?
Il Pnrr avrebbe dovuto rilanciare l’economia italiana, con fondi destinati ai settori più deboli del Paese affinché potessero essere rimessi in moto e avviati verso un futuro caratterizzato da crescita e rafforzamento. A tre anni dall’avvio del programma, però, l’Italia resta ferma e il debito aumenta. In più la nostra Nazione ha dovuto far fronte alla crisi energetica con misure tampone, come il taglio temporaneo delle accise, che non risolveranno la causa del problema. Ad attirare l’attenzione, poi, è la quantità di fondi destinata ai giovani.
I fondi assenti per i giovani
Nonostante il Pnrr sia finanziato dal programma Next Generation Eu, l’Italia ha deciso di destinare solo 2,54% delle risorse totali ai giovani tra i 20 e i 29 anni. Si tratta della percentuale più bassa d’Europa. La Spagna ha indirizzato l’11,7% del totale alle misure giovanili, la Germania il 9,5% e la Grecia il 6,4%. Il governo Meloni ha invece preferito concentrarsi sul primato del Paese che ha ottenuto per primo il maggior numero di rate, senza però riflettere sull’uso più efficiente di questi fondi. Così, in Italia, i giovani continuano a subire più di tutti il peso della crisi e della precarietà.
Il rapporto dal titolo “Il divario generazionale”, a cura della Fondazione per la ricerca economica e sociale Ets, con il contributo dell’Università Luiss, ha segnalato come alcune scelte del governo sulla rimodulazione dei fonti abbiano provocato un “ridimensionamento della portata degli interventi a favore dei giovani”.
La beffa del Pnrr: i giovani di oggi pagheranno il debito di domani
Tra questi c’è la misura per l’imprenditorialità giovanile, “Sezione speciale turismo”, che è stata chiusa in anticipo a causa di una “bassa attrattività per i potenziali beneficiari”, Ci sono poi i 390 milioni di euro eliminati dal sostegno alla ricerca universitaria e indirizzati ad altri punti del piano, che non sono dedicati però alle fasce più giovani della popolazione. Lo studio, quindi, ha evidenziato l’assenza di un piano strutturale del governo, che non ha sfruttato il Pnrr con uno sguardo a lungo termine, capace di prevedere le crisi future.
La situazione, poi, è aggravata dalla consapevolezza che il Pnrr sia un’arma a doppio taglio. Il fondo si è reso necessario in un momento di forte emergenza subito dopo la pandemia da Covid-19, tanto da aver evitato al nostro Paese lo spettro della recessione. Eppure, nei prossimi anni buona parte di questo prestito si trasformerà in nuovo debito e peserà sugli stessi giovani che oggi non hanno potuto beneficiarne. L’Italia è infatti il Paese Ue con la quota di prestiti più consistente, pari a 122,6 miliardi di euro su un totale di 191,5 miliardi erogati. Una beffa in piena regola che si aggiunge al disinteresse del governo per il futuro stesso del Paese.
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