Il 112 riceve la chiamata di Manuela Aiello alle 8.21 del 9 febbraio. La donna dice ai soccorritori che la figlia Beatrice non respira e che due giorni prima era caduta per “cinque o sei gradini”. Un incidente brusco, che curiosamente le aveva provocato “un solo livido”. Quando gli operatori sanitari e le forze dell’ordine raggiungono la villetta a Bordighera, trovano la bambina di 24 mesi nella culla. Il livido non era uno, ma molti. La piccola era morta nel cuore della notte.
Da una prima ricostruzione poi, è emerso che il decesso non è avvenuto nell’abitazione a Bordighera. Il corpo esamine della bambina, avvolto in una coperta, è stato trasportato da casa del compagno di Aiello – Emanuel Iannuzzi – a Perinaldo, fino appunto all’abitazione di lei. Un viaggio durante il quale la piccola è stata abbandonata nei sedili posteriori, vicino alle sorelle, di 7 e 9 anni, che credevano dormisse.
Il racconto delle sorelle
Sono le sorelle a raccontare gli ultimi giorni di vita di Beatrice agli inquirenti. La madre e il compagno cercano di costringerla a fumare. Riprendono la scena con il cellulare, mentre lei piange e mostra evidenti segnali di disagio. Sullo smartphone sono conservate le immagini che la ritraggono con il volto tumefatto. “Quella mattina per far riprendere Beatrice l’hanno tenuta sott’acqua, poi le hanno dato dello zucchero”, spiegano dalla struttura protetta alla quale sono state affidate.
I genitori sono in carcere e nessun parente è risultato idoneo all’affidamento. È dal 9 febbraio che si confrontano con gli psicologi. Un percorso che ha permesso loro di raggiungere la consapevolezza delle loro condizioni. A quel punto hanno cominciato a mettere insieme i tasselli del puzzle: dalla versione concordata tra Aiello e Iannuzzi per ingannare le forze dell’ordine, ai racconti dei maltrattamenti ai quali Beatrice è stata sottoposta.
Un comportamento alimentato dall’abuso sistematico di droga e alcol. “La cocaina rimane uno dei motivi scatenanti di queste condotte, per i due è più importante stare insieme e farsi di cocaina. Così tralasciano completamente le piccole”, ha spiegato il procuratore Alberto Lari. “Si era creato un regime di vessatoria prevaricazione e intollerabile prosecuzione alla convivenza”, in cui Iannuzzi avrebbe giocato un ruolo chiave negli atti di “crudeltà verso Beatrice”.
Effettivamente la Procura sostiene che le principali lesioni sul corpo della piccola siano state causate dal compagno della madre, ma al contempo ritengono che la stessa Aiello abbia contribuito alla degenerazione delle violenze. “Non ho mai sfiorato i miei figli, sono la mia vita”, continua a ripetere. Nel frattempo l’autopsia ha indicato la causa della morte: un forte trauma cranico, al quale è seguita un’emorragia cerebrale. Sembra le sia stato lanciato addosso qualcosa, ma non è chiaro ancora cosa.
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