L’affidabilità fiscale delle partite Iva migliora, ma l’Italia continua a viaggiare a due velocità. I dati delle dichiarazioni 2025 mostrano infatti una netta distanza tra le categorie considerate più affidabili dal Fisco e quelle che continuano a registrare i punteggi più bassi negli Isa, gli indici sintetici di affidabilità fiscale. Tra i “promossi” figurano medici, commercialisti, consulenti del lavoro e professionisti sanitari. Prevalgono invece le bocciature tra ristoratori, ambulanti, tassisti, Ncc e concessionari.
Come funziona la pagella del Fisco
Gli Isa assegnano a imprese e lavoratori autonomi un punteggio da 1 a 10 sulla base della coerenza tra redditi dichiarati, attività svolta e altri indicatori economici. La soglia dell’affidabilità è fissata a 8.
Secondo i dati del Ministero dell’Economia, la quota complessiva dei contribuenti che supera questo livello è salita al 46,7%, circa due punti percentuali in più rispetto all’anno precedente. Un risultato che potrebbe essere stato favorito anche dal concordato preventivo biennale, che ha spinto molti contribuenti ad adeguarsi a livelli reddituali ritenuti più coerenti.
Ristoranti, taxi e ambulanti in fondo alla classifica
Le differenze tra categorie restano però marcate. Tra i ristoratori soltanto il 29,2% raggiunge un punteggio Isa superiore a 8, mentre tra medici, commercialisti e altre professioni ordinistiche la quota degli affidabili supera spesso il 60%.
Nelle attività considerate più a rischio dal punto di vista fiscale pesano fattori come l’uso del contante, la frammentazione dei ricavi e la maggiore difficoltà dei controlli. In fondo alla graduatoria compaiono anche concessionari auto, agenti di commercio, panettieri, tassisti e Ncc.
Redditi molto diversi tra affidabili e non
Dai dati emergono inoltre differenze molto significative nei redditi dichiarati da promossi e bocciati.
I medici con Isa superiore a 8 dichiarano in media oltre 102 mila euro l’anno, contro circa 38 mila dei colleghi meno affidabili. Tra i commercialisti il divario supera gli 80 mila euro, mentre tra i ristoratori si passa da una media di 65.400 euro a poco più di 15 mila euro. Numeri che non dimostrano automaticamente fenomeni evasivi, ma che segnalano forti scostamenti rispetto ai parametri attesi dal Fisco.
Chi migliora e chi peggiora
L’analisi mostra anche cambiamenti significativi rispetto al passato. Migliorano negozi alimentari, psicologi, geometri, architetti e studi legali, con una crescita della quota di contribuenti considerati affidabili. Segno opposto invece per ambulanti, agenti di commercio e concessionarie auto. In calo anche farmacie, tabaccai, bar e pasticcerie, sebbene nel caso delle farmacie il dato sia influenzato dalla fine del boom di fatturati registrato durante gli anni della pandemia. Intanto il Fisco continua a rafforzare gli strumenti di controllo, sempre più basati sull’incrocio tra fatturazione elettronica, dati bancari e flussi finanziari, con l’obiettivo di concentrare le verifiche sui contribuenti ritenuti statisticamente più a rischio.
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