domenica 7 Giugno 2026

La destra resuscita il nucleare bocciato due volte al Referendum

I cittadini si sono già espressi nel ’87 e nel 2011. Eppure il Governo Meloni non demorde, neppure di fronte alla sentenza della Corte costituzionale sul tema

Da Maria Vittoria Ciocci
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La crisi energetica provocata dall’escalation in Medio Oriente sta mettendo in ginocchio l’Europa e soprattutto l’Italia. Così, a distanza di più dieci anni, il Governo Meloni si gioca la carta del nucleare. I cittadini però si erano già espressi sul tema, ben due volte. Prima con il referendum del 1987, indetto in seguito al disastro di Chernobyl, e poi nel 2011, dopo il caso Fukushima.

La proposta del centrodestra è in esame alla Camera. L’esecutivo punta all’approvazione entro l’estate – una stagione che si prospetta intensa, considerando che tra i punti in agenda c’è anche la riforma della legge elettorale –. Peccato che, in teoria, la Corte costituzionale ha già chiarito – con la sentenza 199 Tesauro del 2012 – che non si possono reintrodurre norme e materie abrogate con voto referendario attraverso una comune legge ordinaria.

Non solo, per quanto il Governo si riferisca all’utilizzo del nucleare solo a scopo civile, va sottolineato che la maggioranza ha bocciato l’emendamento che voleva escludere categoricamente la matrice militare. Che poi è ciò che hanno contestato i cittadini quando vennero chiamati al voto nel ’87 e nel 2011. Per questo la mossa sembra l’ennesimo tentativo di delegittimare la posizione popolare e soprattutto il risultato del referendum del 23 marzo.

Il nucleare non basta

Il ritorno al nucleare non è una soluzione alla crisi energetica provocata dall’iniziativa di Donald Trump contro Teheran. Per ripristinare le vecchie centrali e costruirne di nuove servirebbe almeno un decennio. Inoltre, non è detto che i Comuni siano disposti a collocare le infrastrutture nei loro territori, in quanto gli incidenti di Chernobyl e Fukushima sono ancora vividi nella mente dei cittadini.

C’è poi il nodo dello smaltimento delle scorie radioattive. Attualmente, per esempio, quelle prodotte dalla piccola centrale di Garigliano sono state affidate ai francesi. Un passaggio che, peraltro, non costa poco. Inoltre il Governo Meloni fa confusione, volontariamente, tra fissione e fusione nucleare.

Nel primo caso vengono prodotte appunto le scorie radioattive con il rischio di un’esplosione, come accaduto a Chernobyl. Nel secondo caso, l’energia viene prodotta tramite l’utilizzo di altissime temperature, ma non esistono ancora centrali che siano in grado di gestire una produzione simile. Al momento, la fusione nucleare consuma più energia di quanta ne riesca a produrre.

L’esecutivo avrebbe potuto investire sulla fusione nucleare, così da costruire infrastrutture innovative, ma ha deciso di puntare sulla fissione.

La scelta di puntare sul nucleare poi e non sulle rinnovabili – attraverso investimenti sull’eolico, idroelettrico e fotovoltaico – è chiaramente una pura presa di posizione contro il fronte progressista. In quanto costerebbe molto meno e sarebbe a rischio zero.

E in ogni caso il materiale per le centrali a fissione nucleare andrebbe acquistato dalla Rosatom, un’azienda russa.

Leggi anche: Patto asilo e regolamento Ue sui rimpatri: il piano del Governo per salvare i centri in Albania

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